Torna in carcere Patrizio Bosti, considerato uno dei vertici della cosiddetta Alleanza di Secondigliano. Al boss, precedentemente detenuto a regime di 41bis, era stata concessa la libertà vigilata appena due giorni fa. Il nuovo fermo è avvenuto per mano degli agenti della squadra mobile della polizia di Stato, che hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica del tribunale di Parma. Il capoclan, che oltre alla possibilità di ritornare a Secondigliano aveva ottenuto anche un risarcimento pecuniario, dovrà ora scontare in cella la pena residua di sei anni, otto mesi e sette giorni di reclusione. Bosti, detto anche ‘o Patrizio, fu catturato dodici anni fa a Girona, in Spagna, dove era stato latitante per tre anni, scampando più volte all’arresto. Acciuffato ed estradato in Italia, fu condannato dai giudici per associazione camorristica, concorso in omicidio, estorsione e falso, tutti reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso. La scarcerazione del boss di camorra era stata convalidata dai giudici dei tribunali di Reggio Emilia e di Bologna.
Le motivazioni sarebbero legate al fatto che il capoclan, durante la sua permanenza tra le carceri di Poggioreale, Regina Coeli, Palermo, Rebibbia e infine Parma, avrebbe subito un trattamento “inumano e degradante”. Gli avvocati difensori del boss, appellandosi alla legge Gozzini del 2014 e alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, erano infatti riusciti non solo a ottenere la scarcerazione anticipata, ma anche 2.672 euro di risarcimento. Tra le ragioni delle istanze presentate dalla difesa e accolte dai giudici figuravano anche il sovraffollamento delle carceri, la detenzione in ambienti troppo piccoli, il malfunzionamento dei riscaldamenti e le condizioni igienico-sanitarie poco dignitose. L’Alleanza di Secondigliano, clan camorristico di cui è stato reggente, è considerata una delle organizzazioni criminali più pericolose e potenti della Campania, con ramificazioni e affiliati nel Nord Italia e nel resto d’Europa, e annovera tra le sue fila gli spietati clan Mallardo, Licciardi e Contini.

