Un plauso ai Comuni dell’Ambito sociosanitario C6 (capofila Aversa, con Carinaro, Casaluce, Cesa, Gricignano d’Aversa, Sant’Arpino, Orta di Atella, Succivo e Teverola) per aver inserito i beni confiscati nel Piano di zona sociale, arriva dall’associazione Libera contro le mafie coordinamento di Caserta. Il sodalizio guidato a livello nazionale da don Luigi Ciotti, è soddisfatto del percorso individuato dagli enti locali, soprattutto perché “la decisione è maturata ascoltando le richieste di molte organizzazioni del terzo settore, consultate nei mesi scorsi”. Attualmente i beni confiscati nella disponibilità dei Comuni dell’Ambito C6 sono 36, ma altri 48 stanno per essere consegnati da parte dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati.
Tutto ciò, secondo Libera Caserta, rappresenta “un patrimonio unico, pronto a essere usato per rafforzare i servizi alle fasce più deboli della popolazione e per riprodurre le buone pratiche di economia sociale nate in questi anni. Un nuovo welfare sociale – prosegue l’associazione – a partire dal riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, è possibile. Si tratta di una scelta che restituisce dignità ai beni confiscati, alla lotta per la legalità e alla cura delle persone. Non vanno, infatti, dimenticati gli esempi di associazioni che bene utilizzano le ex case dei camorristi, con interventi sociosanitari anche a beneficio dei diversamente abili, degli autistici e di tutti i soggetti svantaggiati. Preoccuparsi dei più deboli, offrendo validi esempi di programmazione vuol dire rafforzare le basi per comunità sane e solidali”. L’auspicio di Libera Caserta è che “questa scelta sia riprodotta anche dai sindaci degli altri Ambiti sociali, come fondamentale opportunità di sviluppo del territorio. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo – conclude la nota dell’associazione – alla fase di co-progettazione, che speriamo si avvii al più presto”.


