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Piazza Carceri e Sicurezza scrive al ministero della Giustizia: “Una riforma per migliorare le condizioni dei detenuti”

"Dopo due mesi di sciopero della parola, ora a gran voce chiediamo un miglioramento", dichiara a nome dell'associazione nazionale Giuseppe Maria Meloni, che invoca più attenzione alle condizioni di coloro che si trovano in carcere

Giuseppe Migliaccio di Giuseppe Migliaccio
23 Febbraio 2021
in Società

Le condizioni dei detenuti nelle carceri di tutta Italia sono, da sempre, un tema fortemente attenzionato dai membri dell’associazione nazionale Piazza delle Carceri e della Sicurezza del cittadino, i quali, dopo due mesi di sciopero della parola, ora rompono il silenzio. E lo fanno attraverso il loro portavoce, Giuseppe Maria Meloni, che in un lungo messaggio rivolto alla neoministra della Giustizia, Marta Cartabia, invoca l’attuazione di una riforma, finalizzata a migliorare la cura e la rieducazione dei detenuti: “Abbiamo portato a termine due lunghi mesi di sciopero della parola ─ spiega ─. È stata dura, ma ne è valsa la pena. Lo abbiamo fatto per sensibilizzare l’informazione a una maggiore attenzione verso il mondo delle carceri e al fine di incoraggiare la politica a uscire da una visione meramente emergenziale dei penitenziari, per imboccare, invece, la strada giusta di una visione costituzionalmente orientata della pena“.

Nel dettaglio, alla ministra viene chiesta una riforma che sia in grado di conformare la pena alla Costituzione italiana e, in particolare, all’articolo 27, secondo cui “le pene non possono essere contrarie al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“. Una riforma che, come sottolinea Meloni, non deve essere intesa come sinonimo di modifiche profonde, bensì un semplice miglioramento dell’attuale situazione. In particolare, il portavoce di Piazza delle Carceri e della Sicurezza del cittadino fa riferimento all’assistenza medica, psichiatrica e psicologica dei detenuti all’interno dei penitenziari. Questo perché, fa notare Meloni, rispetto a quelle del resto della popolazione, “le esigenze di salute dei soggetti ristretti sono molto più ampie rispetto a quelle di chi si trova a essere libero“. Il tutto dipende dalle strutture fatiscenti, in cui possono persino mancare l’acqua calda e il riscaldamento, oppure dalle strutture spesso sovraffollate e, quindi, attualmente esposte anche ai rischi di contagio da Covid-19.

“Pertanto ─ prosegue il rappresentante dell’associazione ─ una pena scontata, senza avere la possibilità di fruire di una adeguata assistenza per la salute del corpo e della mente, è certamente una pena contraria al senso di umanità”. Piazza delle Carceri e della Sicurezza del cittadino invoca, quindi, un provvedimento in grado di potenziare l’assistenza medica, psichiatrica e psicologica all’interno delle carceri italiane. Altro tema sensibile è quello legato al concetto di rieducazione dei condannati e al loro reinserimento sociale, che, a detta di Meloni, non può non passare per percorsi di istruzione, formazione, sport, lavoro che siano realmente accessibili a tutti i ristretti e che siano in grado di far riemergere quelle valenze positive insite in qualsiasi essere umano. “Il termine rieducare ─ spiega Meloni ─ non significa altro che educare di nuovo, ma prima è necessario capire essenzialmente cosa significhi educare”. Il primissimo riferimento a questo termine è all’educazione che i genitori danno ai figli, la quale non è fatta soltanto di punizioni, ma anche di istruzione, formazione, gioco, attività fisiche, eccetera. In sostanza, la punizione è soltanto “uno dei tanti elementi che compongono l’educazione“, afferma. L’introduzione dei predetti percorsi all’interno delle carceri viene considerata, perciò, di fondamentale importanza, poiché “la seconda chance per chi esce dal carcere – chiarisce –, se non viene preparata durante tutto il tempo della detenzione, risulta essere nella maggior parte dei casi meramente illusoria“.

Viene richiesta grande attenzione, pertanto, su entrambi gli aspetti, quello mentale e quello della salute. A sostegno delle tesi sostenute, Meloni porta l’esempio, soprattutto, del grande numero di detenuti con problemi legati alle droghe o all’alcol, nei confronti dei quali, un adeguato sostegno psicologico e psichiatrico, sarebbe cruciale nel percorso di rieducazione e reinserimento nella società. Tra l’altro, “si tratta – dice ancora Meloni – di una riforma, o comunque di distinti provvedimenti, che sono facilmente realizzabili, poiché se il concetto di pena è effettivamente un terreno di aspro scontro politico-ideologico, qui, invece, non è in gioco il concetto di pena, non è in gioco la validità o meno del modello di pena fondato sul carcere, bensì tematiche completamente diverse, quali il diritto alla salute, con evidenti ripercussioni anche sull’eguaglianza di tutela tra la popolazione generale e i detenuti“. Inoltre è in gioco, come spiega Meloni, la finalità rieducativa della pena, con evidenti ripercussioni anche sul principio di uguaglianza sostanziale, in merito “alla rimozione degli ostacoli al reinserimento sociale del reo“. Due temi, quello del diritto alla salute dei detenuti e del loro reinserimento sociale, che debbano essere scevri da qualsiasi credo politico, in quanto “risultano essere un importante mezzo per garantire anche la sicurezza di tutti i cittadini italiani“, sostiene il portavoce di Piazza delle Carceri e della Sicurezza del cittadino.

Meloni, poi, conclude citando prima il celebre scrittore Victor Hugo e, in seconda battuta, riprende un interrogativo lanciato da Papa Francesco, relativamente al pregiudizio che si crea nei confronti dei detenuti e che, invece, non dovrebbe esistere. “Infine ─ dice ─ non si intravedono ragioni per opporsi alla rieducazione dei condannati, se non anche un odioso pregiudizio, quel pregiudizio per cui lo scrittore Victor Hugo, diceva: ‘La liberazione non è la libertà; si esce dal carcere, ma non dalla condanna‘. Proprio in merito a questo pregiudizio, il modo migliore per superarlo ─ prosegue ─ è, probabilmente, porsi semplicemente una domanda. Riprendendo testualmente le parole di Papa Francesco, in una udienza ai responsabili della Pastorale penitenziaria, tale domanda da porsi, potrebbe essere così formulata: Se questi fratelli e sorelle hanno scontato la pena per il male commesso, perché viene messa sulle loro spalle una nuova punizione sociale con rifiuto e indifferenza?“.

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Tags: flashministra cartabia
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