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Home Cultura

Pompei, ottenuta la prima mappa del Dna di un uomo vittima dell’eruzione del Vesuvio

L’analisi è partita dai resti di due individui ritrovati nella Sala 9 della Casa del Fabbro, un uomo di 35-40 anni e una donna di più di 50 anni, entrambi morti a causa della nube di cenere vulcanica e delle alte temperature

redazione di redazione
28 Maggio 2022
in Cultura, Mondo, Società

Per la prima volta in assoluto è stato sequenziato l’intero genoma di una delle vittime dell’eruzione che, nel 79 d.C., rase al suolo la città di Pompei: si tratta di un uomo, di età compresa tra i 35 e i 40 anni, probabilmente malato. È quanto emerge da uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori che ha coinvolto anche le università italiane di Roma Tor Vergata e l’Università del Salento, pubblicato sulla rivista scientifica “Scientific Reports”.

“Il Dna era molto degradato, ma siamo riusciti comunque a estrarlo“, ha detto all’Ansa il coordinatore della ricerca Gabriele Scorrano, dell’Università danese di Copenaghen e dell’Università di Roma Tor Vergata. “Spero – ha aggiunto il ricercatore – che questo sia il punto di partenza per analisi più dettagliate sui campioni di Pompei“.

Due individui ritrovati nella Sala 9 della Casa del Fabbro, un uomo di 35-40 anni e una donna di più di 50 anni, entrambi morti a causa della nube di cenere vulcanica e delle alte temperature

“Individuo pompeiano A”, questo il suo nome nell’articolo scientifico, alto circa 1,64 metri. Il confronto fra il Dna dell’uomo di Pompei con le mappe genetiche di circa 1.500 Eurasiatici (1.030 dei quali vissuti in epoca antica e 471 individui nati in epoca moderna) suggerisce che il primo aveva molti elementi simili a quelli degli abitanti dell’Italia centrale e di altri individui vissuti in Italia ai tempi dell’Impero Romano. L’analisi del Dna mitocondriale e quella del cromosoma Y hanno inoltre permesso di identificare gruppi di geni trovati negli abitanti della Sardegna, ma non in altri individui vissuti in altre zone d’Italia nella stessa epoca. Elementi, ha osservato il ricercatore, dai quali si può dedurre che l’uomo di Pompei fosse originario dell’Italia e non venisse da altri Paesi.

Studiando anche le sue vertebre, i ricercatori hanno ipotizzato che l’uomo di Pompei fosse affetto dalla malattia di Pott, una forma di tubercolosi extrapolmonare in cui il micobatterio si localizza proprio nelle vertebre della colonna, causando dolore, rigidità muscolare e gravi difficoltà nei movimenti.

Tutti i dati derivanti dall’analisi del DNA aprono la strada a nuovi studi sull’eterogenea popolazione e sugli stili di vita dell’antica città campana durante la Roma imperiale.

Scavi di Pompei

Tags: flashPompei
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