Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia allegate a quello che rappresenta il primo processo contro la potente e famigerata Alleanza di Secondigliano confermano la straordinaria incidenza e il potere esercitato anche sugli altri clan da parte dei Licciardi, dei Contini e dei Mallardo nel panorama criminale napoletano. Antonio Buonocore, affiliato in passato prima al clan Ammaturo e successivamente al clan Perrella del Rione Traiano, non usa mezzi termini: “Non si fa un illecito se non è d’accordo Secondigliano. Quando si faceva un’estorsione, Secondigliano si prendeva sempre il quindici o il venti per cento“. E ancora: “Toglievano sempre i soldi per Secondigliano“.
La sovranità dell’alleanza era chiara anche in merito ad altre decisioni molto importanti, come confermato da un altro collaboratore di giustizia, Gennaro Panzuto. “Tramite Antonio Prota abbiamo organizzato numerosi vertici con i Licciardi in quanto noi del clan Piccirillo volevamo organizzare l’omicidio di Giovanni Alfano. Ci voleva la loro autorizzazione in quanto erano alleati. Giovanni Cesarano e Antonio Prota, tra gli altri, erano favorevoli al nostro progetto, ma c’era una frangia dei Licciardi che era in disaccordo con tale decisione. Alfano, infatti, aveva un’amicizia particolare con Pierino Licciardi, fratello di Gennaro. Sfavorevole anche Maria Licciardi, la quale non compariva mai e parlava attraverso James (Antonio Teghemie), il marito, e Giuseppe Ammendola. La controversia fu poi risolta dall’arresto di Alfano per l’omicidio di Silvia Ruotolo“, afferma il pentito.


