È stato reso noto l’annuale rapporto sui reati venatori stilato dal Cabs, l’associazione antibracconaggio. I dati sono il risultato di studi condotti sulle comunicazioni istituzionali delle forze dell’ordine, quelle della stampa accreditata e sugli interventi delle guardie venatorie, creando un bilancio nazionale, con un focus anche sulle singole regioni. Gli elementi analizzati nell’ultima stagione vanno da inizio febbraio 2019 fino al 31 gennaio 2020, ovvero il giorno successivo alla data di chiusura della stagione di caccia. Parlando di numeri e percentuali, in generale, si è registrato un calo dei denunciati rispetto all’anno scorso: i deferiti sono in totale 1147. Sono stati 434 gli eventi contro la fauna selvatica, di cui la maggior parte ai danni di quella alata. Rimane alta, purtroppo, la percentuale di uccisioni di specie protette (34%), di cui l’85% sono specie particolarmente protette, ovvero con il massimo grado di salvaguardia previsto dalla legislazione nazionale e da quella comunitaria. Un dato singolare è sicuramente l’alta percentuale dei reati venatori registrati durante i cinque mesi della stagione di caccia regolare: sono circa il 72% del totale.
Nel caso specifico della Campania, sul territorio regionale sono stati registrati il 13% dei denunciati per reati venatori, dato che la colloca al secondo posto in Italia dopo la Lombardia. Analizzando le statistiche per province, al primo posto si trova il Salernitano con il 5% dei reati totali, seguita da Napoli col 3%, Caserta col 2% e, infine, da Avellino e Benevento. Bisogna sottolineare però che tali dati vanno messi in relazione alle diverse realtà territoriali: ad Avellino si utilizzano trappole per ungulati, più difficili da rilevare, mentre a Caserta è maggiormente diffuso l’uso di sparare contro uccelli acquatici, da capanni facilmente rilevabili. Proprio riguardo le trappole utilizzate, quelle più usate da chi viola la legge sono i richiami elettromagnetici. L’associazione, inoltre, mette in evidenza il rapporto di disparità tra cacciatori regionali (sono ben 38.896) a fronte degli agenti di vigilanza di responsabilità (solo 230): non sono solo molto pochi, ma solo una minima parte si dedica alle attività legate alla vigilanza venatoria.


