Buone notizie sul fronte della sanità pubblica. Per far fronte alla carenza di medici di base verranno coinvolte le guardie mediche, compensando così, almeno in parte, i tanti cittadini che ne sono rimasti privi. All’uopo è stato approvato un emendamento al Decreto lavoro che prevede il coinvolgimento delle guardie mediche. L’emendamento, che ha come prima firmataria l’Onorevole Marta Schifone, è stato approvato in via definitiva ieri in Senato e sarà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Secondo il provvedimento, fino al 2026 ogni guardia medica, ovvero i medici del ruolo unico di assistenza primaria con un incarico di 24 ore settimanali, potrà prendere in carico fino a mille assistiti. Questa misura porterà assistenza a un milione e mezzo di cittadini in più e garantirà l’efficacia della guardia medica, secondo Tommasa Maio, segretario nazionale Fimmg Continuità Assistenziale. Maio sottolinea che questa è una misura emergenziale molto importante per affrontare le gravi carenze di medici che affliggono molte aree del Paese. Allo stesso tempo, critica l’inerzia delle Regioni nel pubblicare i bandi per la formazione di nuovi medici di medicina generale, che rallenta il processo di potenziamento dell’assistenza medica sul territorio.
Anche Anna Lisa Mandorino, Segretaria Generale di Cittadinanzattiva, accoglie con sollievo questa notizia. Ritiene che eviterà che milioni di cittadini restino senza medico di famiglia e contribuirà a garantire il funzionamento della continuità assistenziale. Tuttavia, sottolinea che ci sono ancora molte sfide da affrontare poiché la carenza di medici è un problema nazionale che colpisce sia il Nord che molte aree del Sud Italia.
In base alle ultime stime, la grande emorragia dei medici di famiglia continuerà almeno fino al 2025 quando, secondo le stime dell’Agenas, ce ne saranno a disposizione degli italiani soltanto 36.628: erano oltre 46mila nel 2002 e 40mila nel 2021. In questo scenario il governo Meloni ha già aumentato di 4 mila posti la dotazione di posti per le facoltà di medicina. L’obiettivo annunciato è quello di arrivare a quota trentamila entro il 2030, con un aumento progressivo, in relazione al grande fabbisogno presente, rispetto al quale per vent’anni non erano state poste in essere azioni concrete