L’area sanitaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere è allo stremo. Manca il personale infermieristico, in forte calo numerico sulla carta, altri o in malattia o in ferie. Assente la figura dello psichiatra, presente solo nella Rems del reparto Nilo, tanto discusso negli ultimi mesi per le vicende che lo hanno attanagliato. Spesso il corpo della polizia penitenziara deve sostituirsi a queste figure sanitarie nell’assistere i detenuti pur non avendo strumenti e competenze adatte. Visite mediche al collasso, rimandate a causa della pandemia, a volte anche per scelta del rescluso che rifiuta la visita esterna per non sottoporsi ai giorni di quarantena al rientro.
Appello alle istituzioni affinchè si possa lavorare in sinergia per creare un clima stabile e sereno, ma a supporto dell’area sanitaria e dei suoi operatori nessuno. Il reparto Senna, alta sicurezza femminile, reclama un presidio fisso medico e maggiori visite ginecologiche per visionare tutti quei problemi che riguardano la sfera femminile. Urla inascoltate, intanto si muore ancora di carcere e in carcere. Ancora tantissimi gli atti di autolesionismo, diversi i suicidi come il caso di Ariano Irpino.

