Scudo penale per i medici, il Cdm valuta il provvedimento: punibilità solo per colpa grave
Il Consiglio dei ministri, riunitosi ieri pomeriggio, ha discusso il disegno di legge sulle professioni sanitarie che introduce una significativa novità: i medici potranno essere perseguiti solo nei casi di colpa grave. La misura, se approvata, andrà a modificare l’attuale articolo 590-sexies del Codice penale
Lo scudo penale per i medici torna all’esame del Consiglio dei ministri, inserito nel pacchetto di misure sul riordino delle professioni sanitarie. Il tema è tra i più attesi dal mondo della sanità, dopo mesi di rinvii e proroghe che non avevano permesso di arrivare a una norma stabile.
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Secondo la bozza, in situazioni di omicidio colposo o lesioni personali colpose, la responsabilità penale scatterebbe soltanto in presenza di una colpa grave, a condizione che il professionista abbia comunque rispettato linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali adeguate al caso specifico. Lo strumento era stato introdotto in piena pandemia per tutelare i medici impegnati in prima linea. Da allora, però, è stato prorogato più volte senza una riforma strutturale. Ora il governo punta a stabilizzarlo, rispondendo a una richiesta che arriva da tempo dalla categoria, preoccupata per il peso delle cause legali.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci non ha mai nascosto di avere a cuore l’argomento. Ne ha parlato più volte, l’ultima a fine giugno annunciando appunto l’intenzione di varare lo scudo penale definitivo per i medici inserendolo “in uno dei primi strumenti legislativi disponibili“. “Oltre a un malessere personale, familiare e spese aggiuntive – aveva fatto notare in uno dei suoi interventi in passato – nel 98% dei casi, le cause penali finiscono in nulla, questo provoca spesso un ricorso alla cosiddetta medicina difensiva completamente inutile. Da medico e da ministro che lo scudo penale non toglie nulla ai cittadini – aveva assicurato il ministro – perché i cittadini potranno comunque rivalersi in sede civile. Secondo Schillaci, la riforma non mira solo a proteggere i professionisti ma anche a rendere più attrattiva la professione medica, riducendo il contenzioso giudiziario e cercando di arginare la fuga di camici bianchi dal sistema sanitario pubblico.
Le novità rispetto alla normativa attuale
Oggi il Codice penale esclude la punibilità del sanitario per imperizia, purché siano state seguite le linee guida. Rimane però la responsabilità in caso di negligenza o imprudenza. Con la nuova norma, invece, l’accertamento della colpa dovrà considerare anche fattori come carenze organizzative, scarsità di risorse umane e materiali, complessità della patologia trattata, urgenze, emergenze e limiti delle conoscenze scientifiche disponibili.
Nascita di una nuova scuola di specializzazione in Medicina generale
Il provvedimento non si limita al tema della responsabilità. La bozza prevede infatti la creazione di una nuova scuola di specializzazione in Medicina generale, che sostituirà i corsi regionali. L’obiettivo è rafforzare l’attrattività del Servizio sanitario nazionale, contrastare la carenza di personale e ridurre le disomogeneità nella distribuzione dei medici. È previsto anche un maggiore impiego degli specializzandi nel sistema sanitario, compatibilmente con i loro percorsi formativi. La riforma punta inoltre a rendere più competitivo il percorso di carriera dei professionisti della salute, introducendo incentivi per chi lavora in condizioni difficili o in aree disagiate. Altro obiettivo dichiarato è la riduzione del peso burocratico, con procedure più snelle e tempi di lavoro ottimizzati, a tutela sia dei pazienti sia dei medici. Meccanismi premiali basati su valutazione e performance completeranno il pacchetto di misure.
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