Il progressivo calo demografico continua a riflettersi sulle scuole della Campania, sebbene con intensità più contenuta rispetto ad altre regioni. Un fenomeno che si nota anche senza i dati ufficiali: oggi è raro che una classe superi i 25 alunni, mentre in passato era comune trovarne più di 30. Quest’anno, al suono della campanella del 15 settembre, tra i banchi mancheranno 15.747 studenti rispetto all’anno scolastico precedente.
Secondo i dati forniti dall’Ufficio scolastico regionale alla Uil Scuola, Napoli registra la flessione più consistente con 8.997 alunni in meno, seguita da Salerno (-2.920), Caserta (-2.230), Avellino (-1.052) e Benevento (-548). Nel 2024/2025 la popolazione scolastica campana contava 787.901 studenti, pari all’11% del totale nazionale (7.073.587), seconda solo alla Lombardia. Gli alunni con disabilità erano invece 35.299, su un totale nazionale di 331.124.
Le scelte degli studenti
Per quanto riguarda le scuole superiori, la maggioranza dei ragazzi campani ha scelto i licei (61,25%): lo scientifico resta il più gettonato con le sue diverse articolazioni (dal tradizionale al “scienze applicate” fino all’indirizzo sportivo), seguito dal linguistico e dalle scienze umane. Il 25,71% degli studenti si è orientato verso gli istituti tecnici, mentre il 13,03% ha optato per i professionali.
Il taglio del personale
Alla diminuzione degli alunni si accompagna un ridimensionamento del personale docente. Per il nuovo anno sono stati cancellati 845 posti in Campania, su un totale nazionale di 5.660. La provincia di Napoli perde da sola 481 insegnanti, Salerno 154, Caserta 122, Avellino 57 e Benevento 31. Particolarmente preoccupante, secondo la Uil Scuola, è la riduzione dei posti legati al tempo pieno nella primaria: «Il 15% dei tagli a livello nazionale – denuncia il sindacato – riguarda la nostra regione». Una situazione che complica la vita di molte famiglie, costrette a rivolgersi alle scuole private per garantire ai figli la mensa e la permanenza a scuola fino al pomeriggio.
Il taglio di organico rischia inoltre di aggravare il ricorso alle supplenze, già molto diffuso, anche per le attività destinate agli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali. Roberta Vannini, segretaria campana della Uil Scuola, parla di “supplentite”: «È un male storico che compromette la continuità didattica e costringe migliaia di insegnanti a vivere nell’incertezza. Basti pensare che nel 2015 i precari in Campania erano 5.540, mentre nel 2023 sono saliti a oltre 16mila».