Con l’inizio della settimana sono cinque le regioni che aprono le porte degli istituti scolastici ai propri studenti: ritornano a scuola i ragazzi delle superiori dell’Umbria, Liguria, Marche, Lombardia e gli alunni delle medie della Campania, così come gli studenti lombardi di seconda e terza media. Con questi rientri salgono a quattordici le regioni ad aver ripreso con la didattica in presenza: dopo le vacanze di Natale sono ritornati gli alunni di Trento e Bolzano, in seguito quelli di Valle d’Aosta, Toscana e Abruzzo e, infine, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Molise. Per il primo febbraio, invece, è previsto il ritorno delle superiori per gli studenti della Campania, Puglia, Sardegna, Basilicata, Veneto, Calabria e Friuli Venezia Giulia. Situazione diametralmente opposta nelle due zone rosse d’Italia: in Sicilia continua la didattica a distanza dalla seconda media fino alle superiori, mentre a Bolzano le lezioni sono in presenza.
Il ritorno a scuola, seppur a singhiozzo, degli studenti di tutta Italia, porta con sé anche numerose proteste: quest’oggi sono infatti previste ben ventitré manifestazioni del comitato Priorità alla scuola, in città come Firenze, Milano, Roma, Bologna, Genova, Napoli, Cremona, Prato, Bari, Massa Carrara, Salerno, Modena, Reggio Emilia, La Spezia, Pisa, Trieste, Mantova, Catania, Siracusa, Ancona, Vicenza, Padova e Venezia. Tra le motivazioni, la revisione immediata dei criteri per la formazione delle nuovi classi, fissando a venti il tetto massimo di studenti per aula, per evitare le cosiddette “classi pollaio”, il potenziamento del trasporto locale per gli studenti, lo screening costante in tutte le scuole superiori, l’inserimento del personale scolastico ad alto rischio come prioritario nell’agenda vaccinale, l’investimento finanziario di fondi del Recovery fund e della legge di bilancio per l’edilizia scolastica e il ripristino delle infermerie in tutte le scuole.


