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Home Mondo

Stati Uniti, caso Jacob Blake: la Nba si ferma per protesta

I Milwaukee Bucks hanno deciso di boicottare il match contro gli Orlando Magic. Non era mai accaduto nella storia del basket americano

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
27 Agosto 2020
in Mondo
Stati Uniti

L’ennesima violenza della polizia americana consumatasi ai danni del cittadino afroamericano Jacob Blake sta avendo risvolti pesanti e inaspettati: questa volta a fermarsi in segno di protesta negli Stati Uniti è nientedimeno che la Nba, il campionato di basket più seguito al mondo e, in assoluto, uno tra i tornei sportivi più importanti, ricchi e influenti dell’intero panorama globale. Si tratterebbe di una svolta epocale e di un gesto dai forti connotati simbolici, oltre che sociali e politici: mai, infatti, nella storia della prima lega americana di pallacanestro i giocatori si erano rifiutati di scendere in campo per protestare contro i soprusi e le violenze della polizia contro la popolazione afroamericana. Le ragioni del ferimento di Blake non sarebbero ancora chiare, ma nel video diventato presto virale sui social si vede chiaramente un poliziotto sparare sette colpi di pistola alle spalle dell’uomo, ferendolo gravemente davanti agli occhi atterriti dei suoi figlioletti che lo aspettavano in macchina. 

Di fronte all’ennesima violenza subita da un cittadino di colore negli Stati Uniti, questa volta i giocatori della Nba non sono riusciti frenare la loro rabbia e la loro indignazione. I primi a non scendere in campo sono stati giocatori dei Milwaukee Bucks, capitanati dal cestista greco di origini nigeriane Giannīs Antetokounmpo, i quali hanno boicottato la quinta gara del primo turno dei playoff contro gli Orlando Magic. I Bucks, dunque, hanno deciso di restare negli spogliatoi e di lanciare un messaggio forte e chiaro leggendo un breve comunicato dalle parole inequivocabili: non scenderemo in campo finché non cesseranno le violenze della polizia. Le regole della Nba vorrebbero che a vincere la sfida a tavolino sia la squadra sfidante, ma i Magic hanno rifiutato e appoggiato la protesta dei colleghi e il match è stato dunque rinviato. La notizia è arrivata presto anche sugli altri campi di gioco e, come in un effetto domino, sono state sospese anche le altre sfide in calendario nella notte italiana: quelle tra Houston Rockets e Oklahoma City Thunder e tra Los Angeles Lakers e Portland Trail Blazers. La protesta partita dai Bucks, ma evidentemente concordata con i leader del sindacato giocatori, è così diventata presto un autentico grido di rivalsa di tutti i giocatori della Nba e subito ha assunto come suo portavoce il volto popolarissimo in tutto il mondo di LeBron James, leader dei Lakers e simbolo vivente dell’intero campionato e, oggi, del basket stesso. Con diversi post su Twitter e Facebook, lo stesso LeBron non ha esitato a chiedere senza mezzi termini che le cose cambino al più presto. 

https://www.facebook.com/LeBron/posts/10158847310808944

I giocatori però non sono soli. A sostenere le loro proteste adesso ci sono anche i dirigenti e i proprietari delle rispettive squadre di appartenenza, che oggi saranno impegnati in una delicata riunione con i vertici della lega per stabilire i recuperi delle partite rinviate. I malumori tra i giocatori sono forti e qualcuno sarebbe disposto anche a sospendere l’intero campionato. In ballo ci sarebbe oltre un miliardo di dollari tra ingaggi e sponsor e se la stagione dovesse saltare le ripercussioni sull’intero giro d’affari che ruota attorno alla Nba sarebbero pesantissime. Nel pomeriggio italiano di oggi, intanto, anche gli arbitri Nba hanno fatto sentire la loro voce, all’esterno dell’albergo di Orlando che ospita tutte le delegazioni, marciando per protesta contro le violenze della polizia sugli afroamericani.

https://www.facebook.com/milwaukeebucks/posts/10157723930927817

A fermarsi negli Stati Uniti non è stata la sola Nba: anche il campionato femminile di basket, infatti, ha deciso di non scendere in campo. Fermi inoltre il campionato di calcio americano e il tennis, mentre sono saltate alcune partite di baseball, compreso l’attesissimo incontro tra Giants e Dodgers. Quanto accaduto in queste ore negli Stati Uniti ha un’importanza epocale e segna un avvicinamento importante del mondo dello sport alle rivendicazioni politiche e sociali del movimento per i diritti civili e sociali degli afroamericani Black Lives Matter. Sempre più episodi di intolleranza e razzismo stanno soffocando il Paese alla vigilia dell’Election Day di novembre, in un clima sociale reso pesante anche a causa dell’emergenza sanitaria. Il momento è dunque storico e rivedendo il video dei Bucks non possono non venire in mente le immagini delle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, quando gli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos salirono sul podio chinando il capo e alzando il pugno avvolto da un guanto nero, simbolo della lotta delle persone di colore contro le discriminazioni razziali.

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Tags: Stati Uniti
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