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Home Cronaca Caserta

“Strage” di volatili nel Casertano: indagati due bracconieri (Video)

Tra gli animali uccisi figurano anche esemplari di valpoca, specie protetta considerata a rischio. I cacciatori, di Villa Literno e Teverola, sono stati individuati grazie ai video pubblicati sui social network

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
6 Aprile 2021
in Caserta, Cronaca

Stamane il nucleo investigativo della polizia ambientale di Caserta, coadiuvato dai carabinieri della forestale di Marcianise e dal raggruppamento di difesa della biodiversità, ha eseguito l’applicazione di un’ordinanza di misura cautelare di divieto di dimora con prescrizione di allontanamento immediato dal territorio, su richiesta della Procura di Napoli Nord, nei confronti di D. A., quarantanovenne residente a Villa Literno, e di C. L., trentanovenne residente a Teverola. I due cacciatori sono infatti indagati di aver procurato con crudeltà e senza alcuna necessità la morte di oltre una settantina di uccelli migratori tra cui alcune specie volatili protette.

Tra le specie cacciate illegalmente dei due bracconieri ci sarebbero infatti otto esemplari di valpoca, conosciuta scientificamente come tadorna tadorna: si tratta di uccelli acquatici appartenenti alla famiglia delle anatidae originari dei mari del Nord Europa, che stanziano per brevi periodi di tempo lungo le coste del Mediterraneo per riposarsi durante le lunghe migrazioni. Tale specie, considerata in pericolo d’estinzione a causa della sua caccia indiscriminata, è protetta dalla legge numero 157 del 1992. L’attività venatoria veniva portata avanti presso un acquitrino situato sul territorio di Villa Literno, luogo in cui i volatili venivano attirati con l’ausilio di sagome simili a quelle di altri uccelli e di richiami acustici. Una volta caduti nella trappola, gli uccelli migratori venivano trucidati dai cacciatori, i quali avevano costruito un apposito “capanno” da caccia. 

Esemplare di valpoca “tadorna tadorna”

La strage di avifauna selvatica era stata immortalata dagli stessi bracconieri, che avevano pubblicato sui canali social e tramite le chat private su WhatsApp i video e le immagini degli uccelli morti o agonizzanti, le cui carcasse venivano mostrate come dei veri e propri trofei. Tale materiale è presto diventato virale su Facebook, attirando tuttavia l’attenzione della Lipu, associazione ambientalista che si occupa della salvaguardia e della tutela delle specie volatili. Una volta acquisite le registrazioni, l’ente ha segnalato il tutto alla polizia del Nipaaf, che lo ha analizzato accuratamente riuscendo a identificare e rintracciare gli autori. All’interno delle registrazioni poste al vaglio degli inquirenti i due bracconieri esaltavano le loro gesta illecite, prendendosi beffa delle limitazioni e dei provvedimenti che regolamentano la caccia, e invitando gli altri cacciatori a fare altrettanto spingendoli a emulare le loro azioni criminose estremamente dannose per l’ambiente e per le specie animali.

Le forze dell’ordine, al termine delle indagini, e dopo aver raccolto numerose testimonianze in merito all’accaduto, hanno provveduto al sequestro immediato della “vasca da caccia” usata dai bracconieri e ha provveduto contestualmente a confiscare i grossi fucili da caccia e i relativi munizionamenti che i due avevano in dotazione. Sono stati sequestrati anche un richiamo elettroacustico per uccelli, il porto d’armi degli indagati, i loro telefoni cellulari e un computer portatile. Successivi accertamenti catastali hanno permesso di acclarare che lo specchio d’acqua teatro delle battute di caccia appartenesse alla famiglia di uno degli indagati e che fosse luogo di attività venatorie irregolari anche al di fuori della regolare stagione della caccia.

Alla luce degli elementi probatori raccolti dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, sono emerse non solo le infrazioni legate all’attività di bracconaggio dei due ma anche i gravi delitti di uccisione immotivata di animali e di istigazione a delinquere con l’aggravante dei colpevoli di aver diffuso ed esaltato sui social network le loro azioni illecite, spingendo e istigando altri cacciatori a fare altrettanto. Il tutto, secondo gli inquirenti, è stato svolto in maniera premeditata. L’area oggetto del sequestro è stata pertanto affidata alla Lipu con l’obiettivo di proteggere le specie a rischio che popolano l’acquitrino. L’attività investigativa svolta conferma l’attenzione delle Autorità giudiziarie nella salvaguardia dell’ambiente e nella tutela delle biodiversità nella provincia di Caserta, dimostrando la grande sensibilità dei magistrati impegnati a combattere contro i reati e i crimini commessi a danno degli animali e della natura.

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Tags: Teverola
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