I militari dell’Arma dei carabinieri operativi presso il nucleo per la Tutela del patrimonio culturale (Tpc) hanno ritrovato a Genova due preziosissime lesene in marmo policromo realizzate nel Settecento e trafugate dall’altare maggiore della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, antico luogo di culto situato nel cuore del centro storico della città partenopea. Le antiche decorazioni in marmo rinvenute dai carabinieri verranno consegnate oggi nelle sale del seminario arcivescovile di Capodimonte dal comandante del nucleo Tpc di Napoli, il maggiore Giampaolo Brasili. I preziosi reperti saranno così affidati in custodia nelle mani del direttore dell’ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Napoli Adolfo Russo.
Le indagini sono partite in seguito ad alcune verifiche e accertamenti effettuati dalla sezione elaborazione dati del comando Tpc su alcuni beni culturali considerati di dubbia provenienza. Presso una nota casa d’aste genovese i carabinieri hanno trovato i suddetti marmi policromi settecenteschi pronti per essere rivenduti al migliore acquirente. Le successive attività investigative coordinate dalla Procura della Repubblica di Genova hanno permesso di rintracciare l’identità del possessore dei beni messi in vendita: si tratterebbe di un importante antiquario attivo nella Capitale. Le opere sono state così sequestrate e sottoposte a un esame tecnico approfondito. Il funzionario della Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio (Abap), incaricato dalla Soprintendenza per il Comune di Napoli, dopo un’accurata disamina dei reperti, ha appurato che le due lesene marmoree erano state entrambe trafugate dall’altare maggiore dell’antica chiesa partenopea nel lontano 1991. Di fondamentale utilità per il successo delle indagini è stata la comparazione effettuata visionando attentamente le immagini d’archivio contenute nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti: si tratta del più grande database virtuale di opere d’arte rubate al mondo. In questo modo è stato possibile identificare le opere rubate dall’antica chiesa partenopea.



