Da qualche settimana, è uscita una deliziosa guida alle trattorie, osterie, locande, bettole, taverne di Napoli. L’ha scritta un giornalista esperto e dalla buona penna come il critico cinematografico Alberto Castellano, da sempre anche cultore del buon calcio e della buona cucina. E l’ha scritta con un occhio alla ristorazione più popolare e verace della città partenopea, “i luoghi che io preferisco ai ristoranti di classe“, sottolinea l’autore. Intitolato in modo ironico e divertito Scusa Alberto… Mi consigli una buona trattoria? 150 trattorie napoletane col miglior rapporto prezzo qualità, il libro (edito da Cultura nova, 196 pagine, 10 euro) propone un coinvolgente (e, direi, succulento) itinerario ondivago, vagamente anarchico, che si rivela, però, di grande utilità oltre che piacevolezza di lettura. Scevro da pregiudizi e senza badare né a graduatorie né a stellette, infatti, Castellano offre al lettore i resoconti delle sue prove sul campo in quelle “vecchie cantine” napoletane che, per la maggior parte, hanno resistito alle mode e alle oscillazioni turistiche del nuovo a tutti i costi, spesso rappresentato da alcune false e pseudo cantine-trattorie.
Così, tra le sue pagine, prendono vita quei piccoli e medi ristoranti classici della tradizione culinaria di Partenope, ma anche i locali da asporto e quelli di un consumo mordi e fuggi che non vada mai a discapito della qualità, seppure a prezzi economici. Il libro nasce dalla domanda ricorrente che, negli anni, Castellano s’è sentito rivolgere da tanti amici, napoletani e non: “Mi consigli una buona trattoria?”. Per rispondere, l’autore s’è messo a caccia dei sapori e degli aromi della tradizione, scovando posti già abbastanza noti ma anche altri semisconosciuti, locali di culto e piccole gemme occultate al consumo di massa, con l’obiettivo di mettere assieme i tasselli di un puzzle e, al tempo stesso, offrire la giusta visibilità a tutte (o quasi) le piccole, medie e grandi realtà gastronomiche che hanno ancora un ruolo determinante nella diffusione in Italia e all’estero della cultura della cucina napoletana.


