È uno dei luoghi più fotografati e suggestivi di Sorrento. Il Vallone dei Mulini, così come è chiamato dagli abitanti del luogo e conosciuto nel mondo, è una gola naturale sul cui fondo si trova incastonato un rudere storico. Uno strapiombo sito nel pieno del centro cittadino, il cui diroccato edificio era stato inglobato nel corso dei decenni da una folta coltre di vegetazione, che aveva contribuito a far calare sul luogo un alone di magia, un decadente fascino romantico capace di catturare l’immaginario di semplici turisti e fotografi professionisti.
L’uso del passato non è casuale perché, adesso, passare sul bordo del vallone nelle vicinanze di piazza Tasso equivale ad accorgersi che quell’incantesimo sembri essersi spezzato per sempre. Sono moltissime le voci indignate che, in questi giorni, continuano a levarsi sull’argomento. Il mulino all’interno del vallone è stato pesantemente modificato da un poco comprensibile lavoro di restauro che, prima di essere bloccato e posto sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ha fatto in tempo a lasciare i segni irreparabili del proprio passaggio. L’intera struttura appare al momento recuperata per un qualche utilizzo, con mura rimesse in sesto e tetti, in alcuni casi, ricostruiti da zero, il tutto a scapito del paesaggio e della storia del sito. Proprio la poca chiarezza sulla destinazione d’uso finale sarebbe uno dei motivi che avrebbe indotto la Procura oplontina a porre i sigilli ai lavori. Come ha dichiarato il procuratore Pierpaolo Filippelli, i lavori sono stati giudicati in contrasto con il Piano urbanistico della Penisola Sorrentina, realizzati in difformità con l’autorizzazione paesaggistica, che prevedeva il rispetto di prescrizioni completamente disattese.
L’associazione Wwf Terre del Tirreno, tra le prime a denunciare il fatto nel mese di marzo, in questi giorni è tornata sull’argomento tramite il proprio presidente, Claudio d’Esposito, il quale ha condiviso diversi scatti del sito su Facebook: “Il Vallone dei Mulini costituisce da oltre un secolo e mezzo la cartolina d’ingresso nella città del Tasso – ha scritto a commento delle immagini – e ha una enorme importanza dal punto di vista paesaggistico, storico e naturalistico, per la presenza di essenze botaniche rare favorite dall’ombreggiamento e dall’umidità del sito. Grazie ad un microclima umido costante – ha spiegato d’Esposito – crescevano specie arboree particolari che avevano ricoperto il mulino. Tale cartolina è stata violata! Il canyon dei Mulini è famoso in tutto il mondo, come fosse uno squarcio temporale da cui si può vedere il passato, non a caso Buzzfeed l’aveva inserito nella lista dei 30 luoghi più affascinanti del pianeta Terra! Il fascino tanto decantato del canyon selvaggio, a soli pochi metri dalla grigia e urbanizzata Sorrento, è stato definitivamente, e abusivamente, cancellato da intenti imprenditoriali di una società privata ad oggi ancora poco chiari”. Il vallone dei Mulini fu nel Sedicesimo secolo di proprietà della famiglia del poeta Torquato Tasso e in seguito passò ai Correale. In origine, si estendeva fino all’odierno porto di Marina Piccola, comprendendo l’area dove ora si trova la strada che scende verso l’approdo marittimo di Sorrento. Fu diviso in due nel 1866, quando venne creato l’odierno spazio di piazza Tasso.

