Un tratto di strada di circa ottanta metri tiene in ostaggio un territorio compreso tra le province di Napoli e Caserta. La via Appia per i romani era la regina viarum, la regina delle strade, e come tale ne avevano cura e rispetto. Il tratto tra Aversa e Melito di Napoli non riprende il percorso dell’antica arteria Roma-Brindisi, ma è una diramazione della strada statale 7 via Appia.
Da aprile 2018 la strada è interessata da una serie di lavori per la realizzazione di due enormi collettori, dei marciapiedi e l’illuminazione. In effetti i lavori iniziarono ben 7 anni prima, ma subirono una lunga interruzione risolta dall’intervento della Regione Campania e dall’Eav. Ora sembra che non si riesca a superare quel breve tratto posto prima dello svincolo dell’asse mediano.

È da mesi, ormai, che il cantiere non va oltre, con gravi disagi per gli automobilisti, per chi lavora e per chi abita nei paraggi. All’altezza di una pescheria la strada improvvisamente si stringe e sposta leggermente il suo percorso lineare, permettendo a stento l’incrocio di due autovetture. Se transitano anche mezzi pesanti è la fine. La conseguenza sono code che diventano lunghissime nelle ore di punta, con ricadute anche sul già citato svincolo dell’asse mediano.
Non parliamo, poi, degli incidenti, delle forature e dei danni ai veicoli. Anche perché il tragitto in questione è molto dissestato, con buche che si allargano e “sprofondano” sempre più ad ogni pioggia. Le macchine sono costrette a camminare a passo d’uomo e la circolazione diventa impossibile. In molti tornano indietro, preferendo percorsi alternativi.
Eppure la 7 bis è una strada è di cruciale importanza, così come lo è la Caivano-Aversa. Collega i grossi comuni dell’area nord di Napoli (Giugliano, Sant’Antimo, Melito) con Aversa e il suo Agro. Ai suoi lati ci sono molti locali, tra ristoranti e sale da ricevimento, e importanti attività commerciali. Ed è da anni in queste condizioni.
I due collettori sono necessari. Ad ogni temporale, l’arteria diventa un lungo e pericoloso torrente d’acqua. Si allaga perché non ha rete fognaria e perché, con l’occlusione dell’Alveo Spierto, diventa la naturale “valvola di sfogo” dell’acqua piovana che scende dalla collina dei Camaldoli.