Violenza contro le donne in famiglia, aumento preoccupante: i dati del report della Polizia di Stato
Dal primo gennaio a giugno di quest’anno 2024 con l'analogo semestre del 2023 si registra un incremento dei casi di violenza contro familiari e conviventi. In lieve calo stupri e atti persecutori
Cresce la violenza contro le donne in famiglia in Italia: dai primi sei mesi del 2024, si evince, che, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente c’è un progressivo aumento. A confermare il trend estremamente preoccupante è l’ultimo report curato dal Servizio analisi criminale della direzione centrale della polizia criminale, all’interno del quale vengono riportati tutti i dati e i casi più gravi di violenza di genere.
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Nello specifico, dal report della Polizia di Stato, confrontato il primo semestre 2024 con l’analogo del 2023, aumenta il numero dei maltrattamenti contro familiari e conviventi(un incremento del 5%), passando da 11.808 a 12.424. Crescono anche i reati per la costrizione al matrimonio, la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. In calo invece sia gli atti persecutori, che da 9.359 scendono a 8.592 (-8%), che le violenze sessuali (da 2.991 passano a 2.923), -2%. Diminuiscono anche i femminicidi, anche se rimangono tantissimi.
In merito ai femminicidi nel triennio 2021-2023 si evidenzia come dopo un lieve incremento delle vittime nel 2022, la tendenza nel 2023 si inverte. Infatti, a fronte dell’aumento totale degli eventi, che nel 2022 passano da 123 a 130 (6%), emerge una diminuzione delle vittime donne che, nel 2023, scendono da 130 a 117 (-10%).
Relativamente al periodo 1 gennaio-30 giugno 2024, sono stati registrati 141 omicidi, con 49 vittime donne, di cui 44 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 24 hanno trovato la morte per mano del partner/ex. Analizzando gli omicidi del periodo sopra indicato rispetto a quello analogo dello scorso anno, il numero è in diminuzione, da 176 a 141 (-20%), come è in calo il numero delle vittime di genere femminile, che da 62 scendono a 49 (-21%). Anche i delitti commessi in ambito familiare/affettivo fanno rilevare un decremento, passando da 81 a 67 (-17%); si registra una diminuzione per quanto attiene al numero delle vittime di genere femminile, che da 53 scendono a 44 (-17%). In flessione, rispetto allo stesso periodo del 2023, anche il numero degli omicidi commessi dal partner o ex partner, che da 36 diventano 29 (-19%) e quello delle relative vittime di genere femminile, che da 32 passano a 24 (-25%).
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Questi numeri ci mostrano in maniera inequivocabile quanto sia estremamente radicata, nel nostro Paese, la piaga della violenza maschile sulle donne. All’uopo, per far fronte a questa terribile situazione la Polizia di Stato evidenzia come le campagne informative abbiano portato a un aumento di segnalazioni a carico di presunti autori noti, sia per i maltrattamenti in famiglia, che per stalking e violenze sessuali, definiti reati spia di una condizione di pericolo della donna rispetto a un uomo violento. Secondo l’Istat, infatti, solamente il 18% delle donne vittime di violenza ha trovato la forza e il coraggio di denunciare chi le ha offese, umiliate, vessate, picchiate e violentate. La maggior parte delle vittime, per paura di subire ulteriori violenze, ritorsioni e ripercussioni sulla propria vita personale, familiare e lavorativa, oppure perché si vergogna o ancora per mancanza di consapevolezza, sceglie la strada del silenzio.
Secondo l’associazione D.i.Re – Donne in Rete, sempre in prima linea contro la violenza, però, è necessario fare molto di più. Nonostante si registri una sostanziale crescita delle risorse impiegate a sostegno delle donne, tali risorse continuano a essere complessivamente non sufficienti. “Sebbene i dati relativi ai finanziamenti appaiano positivi – spiega Antonella Veltri, presidente D.i.Re – i centri antiviolenza sopravvivono nonostante da parte delle istituzioni manchi un approccio che riconosca il loro valore, così come delle loro attività di accoglienza e prevenzione.Un maggiore supporto, dei finanziatori pubblici (Regioni e Comuni) e di quelli privati, è necessario.Sul territorio nazionale, oltretutto, c’è una totale disomogeneità dei contributi pubblici e delle modalità di collaborazione, disomogeneità che crea confusione e disuguaglianze”.
Appare fondamentale, dunque, l’azione delle forze dell’ordine, a tal proposito ricordiamo che tramite l’app della polizia di Stato YouPol(scaricabile qui) è possibile denunciare direttamente i reati di maltrattamento e di violenza domestica. Una chiamata ai numeri di emergenza e ai centri antiviolenza è il primo passo per uscire da questa prigione fatta non solo di mura ma anche di solitudine e silenzi.
Per concludere, è utile ribadire che a sostegno delle donne vittime di violenza sono attivi numerosi canali di aiuto su tutto il territorio nazionale. Tra questi ricordiamo il Telefono rosa contattabile al numero gratuito 1522, disponibile 24 ore su 24 e gestito da operatrici specializzate che accolgono le richieste d’aiuto. L’associazione Dire ha pubblicato un’app per smartphone (scaricabile qui) utilizzabile da tutte coloro che non possono effettuare o ricevere telefonate perché sotto controllo dei propri partner. “Mascherina 1522” è invece l’iniziativa che nasce da un accordo tra i centri antiviolenza e la Federazione farmacisti: dopo aver pronunciato la frase in codice, il farmacista fornirà informazioni utili e si attiverà per fornire aiuto alle vittime di violenza. Anche l’associazione Luca Coscioni, che si occupa della promozione dei diritti civili e sociali delle persone più deboli, ha deciso di scendere in campo mettendo a disposizione il servizio CitBot, un sistema di intelligenza artificiale in grado di rispondere alle domande sui temi della violazione dei diritti della persona, compresi quelli di genere.
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