Zona rossa nel Casertano: “A Orta di Atella siamo stati abbandonati” scrivono i gruppi politici, mentre a Marcianise l’opposizione chiede il ricorso al Tar
Nei due centri è polemica per la decisione del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca di attuare il lockdown totale per l'aumento dei casi di Covid
Non si sono fatte attendere le reazioni alla decisione del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca di dichiarare zona rossa Orta di Atella e Marcianise, le due città del Casertano dove i contagi sono cresciuti notevolmente. I casi di Covid-19 nei centri di Terra di lavoro sono aumentati in maniera preoccupante e il governatore ha deciso di emanare un provvedimento di chiusura totale. L’ordinanza non è stata accolta favorevolmente nelle due città e non mancano le polemiche. A Orta di Atella, dove governano i commissari prefettizi, è intervenuto il movimento politico Città visibile, attraverso un post su Facebook.
“Non è nostra intenzione – hanno scritto gli esponenti del sodalizio – mettere in discussione o fomentare gli animi nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria, ma non possiamo nascondere la nostra perplessità per la decisione della Regione Campania. La situazione dei contagi sul nostro territorio è preoccupante, ma non è diversa dalla situazione degli altri paesi della provincia di Caserta che riportano in alcuni casi un rapporto positivi/abitanti uguale o maggiore con una più alta densità abitativa”.
I componenti di Città visibile hanno continuato: “In ogni caso, se questo serve, non ci tiriamo indietro e accettiamo il giudizio per quanto severo e per quanto poco logico, ma non possiamo fare a meno di domandarci se con una rete di monitoraggio sui positivi, fornendo assistenza a chi era in isolamento domiciliare o in quarantena e con una sorveglianza e una presenza maggiore dell’attuale amministrazione il nostro paese si sarebbe trovato nelle analoghe condizioni di oggi. Lo Stato può farci zona rossa ma dopo il 4 novembre non può tornare a sparire”.
Il municipio di Orta di Atella
A parlare è anche l’ex sindaco di Orta di Atella Andrea Villano, sempre sui social network. “Nel pomeriggio di oggi (ieri, ndr) – ha evidenziato – mi sono arrivate numerosissime richieste di spiegazioni su come ci si deve comportare vista dell’avvenuta attuazione della zona rossa sul nostro territorio. La domanda più frequente è stata: ‘domani posso andare al lavoro?’. Ho chiamato in Prefettura per porre la stessa domanda, visto che l’ordinanza regionale merita più di qualche chiarimento. A una prima lettura infatti, sembra che le uniche attività che giustifichino una uscita dalla zona rossa siano quelle elencate agli allegati 1 e 2 del Dpcm del 10 aprile 2020. Mi è stato detto che era in corso una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto di Caserta, con la partecipazione anche della Regione, e che al termine si sarebbero definite delle decisioni integrative e di dettaglio”.
Non è diversa la situazione a Marcianise, dove c’è un sindaco e un consiglio comunale. I rappresentanti della minoranza hanno proposto il ricorso al Tar contro il provvedimento del governatore De Luca. “Fermo restando che la tutela della salute dei cittadini deve essere messa al primo posto – hanno dichiarato in una nota – si ritiene che è dovere dell’amministrazione comunale opporsi all’ingiusto provvedimento in tutte le sedi competenti, proporre con urgenza ricorso al Tar della Campania e individuare forme e strumenti alternativi per limitare la diffusione dell’epidemia. I consiglieri comunali di opposizione sosterranno convintamente tutte le decisioni della giunta che vadano in tale direzione ma, in caso negativo, si attiveranno autonomamente per rimediare all’ennesima mortificazione della città di Marcianise”.
Da parte sua, il primo cittadino Antonello Velardi ha scritto sulla sua pagina Facebook: “È stato il giorno più duro da quando sono stato eletto sindaco. Pur annunciato, il provvedimento sulla zona rossa a Marcianise ha colto tutti di sorpresa e ha provocato una pioggia di reazioni. Comprensibili. Non posso entrare nel merito di un provvedimento adottato su espressa richiesta delle autorità sanitarie. Mi permetto solo di osservare che in Lombardia è tuttora in corso un’indagine della magistratura – e i reati sono gravissimi – per i ritardi con cui fu istituita la zona rossa ad Alzano e negli altri centri durante la prima emergenza Covid. Ciò per dire che è molto più facile parlare che agire. Aggiungo anche che i provvedimenti assunti finora dalla Regione Campania in materia di tutela della salute pubblica hanno retto tutti – ripeto tutti – ai ricorsi proposti da fior di avvocati”.
Il municipio di Marcianise
Velardi ha aggiunto: “Diverso discorso è quello relativo al danno, enorme, che subisce una comunità per un provvedimento di questo tipo. Un danno sul piano economico. E su questo aspetto saremo inflessibili come amministrazione comunale: avvieremo tutte le azioni necessarie per aiutare doverosamente le attività in difficoltà per questo nuovo blocco. Chiederemo i ristori, studieremo misure ulteriori di supporto. Ma lo faremo in modo serio e concreto, senza pagliacciate”.
Sugli aspetti non chiari del provvedimento il primo cittadino ha scritto: “La Regione ha diffuso una nota di precisazione in cui in buona sostanza si sostiene che i centri commerciali sono al di fuori del centro urbano di Marcianise e quindi non sono soggetti alla restrizione della zona rossa e che gli spostamenti da Marcianise sono consentiti per motivi di lavori solo a determinate condizioni. ‘I cittadini del comune di Marcianise – è scritto nella precisazione – possono allontanarsi dal centro urbano, come individuato dal Comune competente, solo per i motivi tassativamente previsti dalla stessa ordinanza. Non rientrano tra tali motivi quelli connessi all’esercizio dell’attività lavorativa, neppure per spostamenti verso altre aree del comune di Marcianise, fatta eccezione per i soli titolari o addetti di esercizi di attività indicati negli allegati 1 e 2 del Dpcm del 10 aprile 2020, e sempre che la presenza degli stessi risulti indispensabile in mancanza di ulteriori unità lavorative impiegate nel medesimo esercizio’. Quindi si può uscire per andare a lavorare in attività essenziali a condizione che si è indispensabili per il ciclo di lavoro. Per esempio, un docente di Marcianise che insegna a Roma non può andare perché la scuola funziona lo stesso anche senza la sua presenza; sarà la dirigenza dell’istituto a stabilire che cosa dovrà fare il docente. Cioè, in questo caso è prevalente su tutto la tutela della salute”.
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