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Home Cronaca Caserta

Camorra nel Casertano, volevano ricostruire il clan dei Casalesi: tra gli indagati anche Carmine Zagaria

La DDA, guidata da Gratteri, aveva chiesto l’arresto per tutti gli indagati, ma il Gip ha disposto misure cautelari solo per 14 di loro: 9 in carcere e 5 ai domiciliari con braccialetto elettronico

redazione di redazione
14 Ottobre 2024
in Caserta, Cronaca

Sono ben 24 gli indagati dell’inchiesta che ha portato a smantellare un tentativo di ricostruzione delle fazioni Schiavone e Zagaria del clan dei Casalesi. Tra gli indagati, per i quali il giudice per le indagini preliminari di Napoli, pur sottolineando i gravi indizi di colpevolezza, ha preferito rigettare le richieste cautelari, figura anche Carmine Zagaria, 56 anni, fratello dell’ex primula rossa Michele Zagaria, boss dell’omonima fazione della federazione mafiosa casalese. 

A Carmine Zagaria, gli viene contestato di essere il mandante di una estorsione da 40mila euro avanzata nell’ambito di una compravendita di un capannone in località Torello della frazione Sant’Andrea del Pizzone a Francolise (Caserta) risalente al 28 marzo 2022. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, la richiesta prevedeva che dovessero essere corrisposti 30mila euro dal compratore e 10mila dal venditore.  La vicenda ha però visto la convergenza su questa richiesta anche del capozona di Francolise il quale, invece, era intenzionato anche lui a imporre un «pizzo» da 40mila euro ma da suddividere in due tranche da 20mila per ciascuna delle due vittime, una delle quali venne anche minacciata e aggredita.

Nel merito, secondo il Gip, però, mancano prove decisive contro Carmine Zagaria. Il suo nome è stato menzionato più volte nelle intercettazioni, ma il giudice ha sottolineato che il contributo decisionale di Zagaria è apparso solo come un’ipotesi durante una conversazione tra Michele Mezzero e Carlo Bianco, uno degli indagati. Bianco ha detto: “Se Carmine decide che possiamo farlo e viene fuori tutto, allora dividiamoli“, una frase che il Gip ha ritenuto insufficiente per giustificare l’arresto. L’intera indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha rivelato che Antonio Mezzero, 62 anni, del clan Schiavone, una volta uscito dal carcere nel 2022 dopo 24 anni di reclusione, stava cercando di riorganizzare il gruppo mafioso e rilanciare il lucroso giro delle estorsioni. Mezzero è stato intercettato mentre progettava di ridefinire il controllo della federazione criminale casalese.

Nello specifico, su richiesta della Dda, il Gip ha emesso misure cautelari per 14 persone, di cui 9 sono finite in carcere e 5 agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Tuttavia, il giudice ha rigettato le accuse per altri dieci indagati, tra cui, come già anticipato, Carmine Zagaria, fratello del boss storico Michele. Diversamente, le intercettazioni e gli indizi raccolti contro gli altri arrestati delineano un quadro accusatorio più solido. Antonio Mezzero, figura centrale tra i fermati, aveva riunito attorno a sé familiari e affiliati di spicco del clan dopo la scarcerazione. Insieme a lui, sono stati arrestati il fratello Giuseppe, i nipoti Alessandro e Michele Mezzero, e il 51enne Pietro Ligato, membro di una famiglia che da anni controlla la zona di Pignataro Maggiore per conto dei Casalesi. Pietro è figlio del defunto capoclan Raffaele Ligato. Pietro Ligato è accusato di essere uno degli artefici dell’estorsione legata al capannone di Sant’Andrea del Pizzone, dove avrebbe preteso 20mila euro dal compratore come “mediazione” per l’affare, senza però offrire alcuna intermediazione. Inoltre, è lui l’autore dell’aggressione fisica al venditore, spingendolo violentemente a terra dopo aver rifiutato più volte di cedere il denaro. La vittima ha riportato lesioni all’occhio destro, come dichiarato in un verbale.

Colonnello Manuel Scarso comandante provinciale carabinieri

“L’operazione di oggi, che ha portato a 14 arresti, è fondamentale perché ci ha permesso di intervenire in un momento cruciale, quando questi esponenti carismatici del mondo criminale tentano di ricostituire il clan dei Casalesi o sue fazioni“, ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, Manuel Scarso. “È un fenomeno ricorrente: questi individui, dopo anni di carcere, spesso legati alle sentenze del maxiprocesso Spartacus, cercano di riattivare le loro reti criminali. Ma noi non possiamo permetterlo: dobbiamo impedirgli di riorganizzarsi e di riprendere il controllo del territorio, altrimenti il clan dei Casalesi tornerà a rafforzarsi, grazie anche alla fama che ancora oggi mantiene“, ha concluso Scarso.

I provvedimenti eseguiti sono misure disposte in sede di indagini preliminari, avverso le quali sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari delle stesse sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Tags: arresticamorraclan casalesiclan zagaria
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