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Home Economia

Ordinanza troppo stringente: bar, pasticcerie e pizzerie dicono no ad apertura e consegna a domicilio dal 27 aprile

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
24 Aprile 2020
in Economia
consegna

Pochi, pochissimi pronti alla riapertura. Confcommercio e Confesercenti ne stimano 2 su 10. Sono le attività che apriranno i battenti, o proveranno a farlo, da lunedì 27 aprile, seguendo l’ordinanza emessa dalla Regione Campania, che parla di orario di apertura per bar e pasticcerie dalle 7 alle 14, mentre dalle 16 alle 22 per pub, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie. Per tutti vale “la sola modalità di prenotazione telefonica ovvero online e consegna a domicilio, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie nelle diverse fasi di produzione, confezionamento, trasporto e consegna dei cibi”. Insomma, non potranno aprire al pubblico. Gli orari, le norme stringenti su disinfezione e indumenti Dpi, la certezza di avere solo costi e zero ricavi, tutto ciò ha portato la maggior parte degli esercenti a dire no.

Raffaele Mele, titolare della pasticceria Blue Moon di San Marcellino, nel Casertano, non usa mezzi termini nel dichiarare tutta la sua avversione all’ordinanza. “Questa è una condanna a morte. Ho 14 dipendenti e ogni mattina che accendo i macchinari lo faccio con almeno dodici chili di farina. Ma su quali basi apro? Con la scarsa possibilità che qualcuno mi chiami per avere i dolci a casa? È uno schiaffo a chi lavora onestamente. Sono molto arrabbiato. Va bene l’orario 7/14, ma almeno mi sia data la possibilità di vendere la pasticceria alle persone che vengono, facendole entrare una o due alla volta, così da non esserci contaminazioni, perché ho un locale molto ampio, ma soprattutto perché nel nostro settore la pulizia è la prima cosa. A questo condizioni io non apro”.

Meno drastico e più riflessivo Gigi Crispino, titolare del ristorante Salumeria Upnea, nei pressi di piazza del Gesù, pieno centro storico di Napoli. Ma le sue conclusioni solo le stesse di Mele. “Non apro il 27, non ci sono le condizioni. Il primo problema sono i costi della consegna a domicilio. I network cui ci rivolgiamo hanno una percentuale sulle consegne molto alta, che andrà a ricadere sul cliente. Un altro problema sono queste disposizioni inutili che bisogna lavorare all’interno con le tute monouso e i copri-scarpe, oltre a guanti e mascherina. Nei nostri luoghi di lavoro la pulizia e l’igiene sono essenziali. Poi i dipendenti devono aver fatto la visita medica, non devono avere la febbre. Ma secondo queste persone, io o gli altri ristoratori, normalmente facciamo venire a lavorare le persone malate? Sono finte limitazioni, paletti fatti apposta per impedirci di aprire. Almeno diano la possibilità dell’asporto al cliente che passa dal locale”.

Da Vincenzo Sgulo, del lounge bar Fuori Orario di Aversa stesse recriminazioni. “Non c’è alcun motivo per aprire. Ho da mantenere un locale di 4.500 metri quadri e non posso farlo aprendo solo la mattina per portare un caffè, ogni tanto, dall’altra parte della strada. Organizzo serate disco la sera, ora non le posso fare, quindi l’ordinanza del presidente della Regione non è idonea ed è inutile. A queste condizioni resterò chiuso. Aspetto la prossima ordinanza”.

Eppure c’è chi, con coraggio o incoscienza, ha intenzione di tornare al lavoro. Riaprirà Vincenzo Bellavia, noto maestro pasticcere napoletano, il quale dalla pagina Facebook annuncia che “in seguito alle nuove ordinanze, da lunedì 27 aprile sarà nuovamente attivo il servizio di consegna a domicilio”. Ripartirà allo stesso modo anche Massimo Di Porzio, titolare dello storico ristorante-pizzeria Umberto di via Alabardieri a Napoli e presidente regionale della Federazione pubblici esercizi. Infine, “non vede l’ora di iniziare” la pizzeria Lievito Madre di Giugliano in Campania.

Intanto, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, nel suo consueto messaggio video del venerdì, sembra che non voglia cedere alle richieste della maggior parte degli esercenti commerciali, tranne su un punto. “Credo che nella mattinata di domani faremo aggiustamenti sugli orari di consegna degli alimenti a domicilio, ma manterremo lo schema approvato ieri”, ha affermato il governatore, scagliandosi anche su chi vuole riprendere la movida serale. “Ma siete scemi? – è stata l’esplosione finale – finché non avremo il vaccino, e lo avremo a primavera, bisogna rispettare i protocolli di sicurezza e continuare col distanziamento sociale”.

Si era aperto anche un altro fronte riguardo i fiorai. In un lungo messaggio su Facebook del 2 aprile la ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova, rispondendo alle sollecitazioni del comparto florovivaistico, ha affermato che “la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali e piante su vaso è consentita su tutto il territorio nazionale o almeno dove non prevalga una norma locale”. Concetto ribadito dalla Regione Campania, la quale in una nota del 23 aprile conferma che “le ordinanze adottate a livello regionale non fanno riferimento all’attività di commercio al dettaglio o all’ingrosso di fiori, per i quali continuano ad applicarsi le disposizioni statali, sulle quali tra l’altro è recentemente intervenuto un parere del competente ministero dello Politiche agricole, che ne ammette l’esercizio”.

 

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