Un Primo Maggio in cui c’è poco da festeggiare, è inutile fingere, il Covid-19, oltre a provocare gravissimi danni dal punto di vista sanitario, ha messo in ginocchio l’economia mondiale e il settore del lavoro. Con un colpo di ramazza il virus ha spazzato via quel velo ipocrita che copriva le lacune di un sistema logoro e oramai poco funzionale. La crisi finanziaria ha radici profonde ed è precedente alla pandemia, con nazioni, in particolare l’Italia, sommerse da debiti e tassi di disoccupazione molto alti e con lavoratori costretti a svolgere attività precarie e poco retribuite.
È un Primo Maggio triste quello di oggi, scandito dalla paura del futuro per tanti cittadini costretti a fare i conti con la realtà. Oramai la preoccupazione di cadere nella rete delle nuove povertà ha preso il sopravvento sul timore di ammalarsi, la disperazione di chi non vede la luce in fondo al tunnel è più forte di ogni forma di prudenza sull’evolversi dell’epidemia. Ecco perché diventa difficile vivere questa giornata in maniera gioiosa e considerarla nella sua giusta accezione.
Eppure lo sforzo deve essere proprio quello di andare nella direzione simbolica di questa importante ricorrenza: la lotta per i diritti dei lavoratori, in ogni tempo e in ogni luogo del mondo. Ancora una volta da una tragedia si potrebbe trovare la forza e la volontà di invertire la rotta, prima di andare completamente alla deriva. Gli effetti del Coronavirus, che ha dato una spallata decisiva all’attuale sistema economico, dovrebbero essere valutati dai governanti delle nazioni più importanti al mondo, quelle che decidono i nostri destini, anche in riferimento alle previsioni future.
L’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) nel suo rapporto sulle conseguenze del Covid-19 parla di una catastrofe, con grosse perdite in termini di ore di lavoro e occupazione. Si va oltre le cifre previste qualche settimana fa dall’Agenzia delle Nazioni Unite, che faceva riferimento a ben 25 milioni di disoccupati nel prossimo futuro. La riduzione del 6,7% di ore lavorate nel mondo ad aprile, maggio e giugno di quest’anno coinvolgerà 195 milioni di lavoratori a tempo pieno.
A ciò si aggiunge il pericolo di licenziamento e di riduzione del salario per 1,25 miliardi di occupati. Anche l’Onu non è ottimista e prevede conseguenze negative per circa 100 milioni di lavoratori a tempo pieno. Insomma, siamo di fronte alla crisi globale più seria e recrudescente dopo la Seconda Guerra Mondiale. I settori maggiormente a rischio, per ovvi motivi, sono quelli della vendita al dettaglio, che ha subito la serrata della pandemia, ma anche le manifatture, le attività amministrative e il cosiddetto settore informale, principalmente nelle economie emergenti e in via di sviluppo, faranno molta fatica a risollevarsi.
Tutto dipenderà dalle misure che verranno adottate e dalle scelte in materia economica messe in campo dalle nazioni leader. Sostenere le imprese, l’occupazione e il reddito, stimolare l’economia e l’occupazione, proteggere i lavoratori, instaurare un dialogo sociale tra governi datori di lavoro e lavoratori, al fine di trovare soluzioni a questa crisi, ma, soprattutto, pensare ad un nuovo modello finanziario, con al centro l’uomo e non il profitto. È questa la sfida a cui sono chiamati i governanti e non è detto che il risultato sia soddisfacente. Per questo, nell’augurare un buon Primo Maggio ai nostri sempre più numerosi lettori, li invitiamo ad essere parte attiva del “nuovo mondo”: solo così si potrà continuare a salvare lo spirito profondo di questa rilevante ricorrenza che festeggiamo oggi.