A partire dal 18 maggio, data prevista per la ripartenza di molte imprese e di esercizi commerciali, tra cui bar, ristoranti e negozi, almeno sei aziende su dieci riapriranno, entrando così nel vivo della fase 2. Molte imprese tuttavia restano ancora incerte sulle tempistiche di riapertura, sia per i tempi di organizzazione della produzione e delle attività sia per quanto riguarda l’applicazione delle norme di sicurezza volte a contrastare la diffusione dell’epidemia da Covid-19. La paura delle aziende però è concentrata soprattutto sul timore di lavorare in perdita, problematica che porterebbe con grossa probabilità al licenziamento di molti lavoratori e al ridimensionamento delle infrastrutture e delle attività produttive. La situazione che si profila, almeno per gli inizi della fase 2, dunque, non è affatto delle migliori.
Secondo quanto emerso da un sondaggio condotto dall’agenzia Swg per Confesercenti, su un campione composto prevalentemente da imprenditori e commercianti al dettaglio, coloro che saranno pronti a riaprire nella data stabilita dal Governo sono il 62% sul totale, poco più della metà delle attività. Per il 38% regna invece la paura e l’incertezza: di questi, il 27% ha deciso di rimanere chiuso almeno fino a quando non sarà più chiara la situazione, mentre il restante 11% deciderà durante questi giorni se riaprire o meno. Confesercenti ha così raccolto paure e timori di imprenditori e commercianti e in una nota ha fatto sapere che è fondamentale, per il rilancio della fase 2, uscire da questo clima di incertezza: “Per le imprese la riapertura è una corsa a ostacoli e contro il tempo. L’accordo di questa notte tra la conferenza Stato-Regioni e il Governo apre uno spiraglio importante, forse decisivo per uscire dall’incertezza che ha caratterizzato il tema delle riaperture fino a oggi”.

