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Home Inchieste

Focus criminalità e Covid #6/ Nino Bocchetti: “Ai Caf una fila mai vista, ma la burocrazia ha tempi lunghi e c’è chi ne approfitta”

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
20 Maggio 2020
in Inchieste, Società
caf

L’impegno in politica e nel sociale di Nino Bocchetti in quartieri popolari come Miano e Secondigliano, ne fanno uno dei maggiori conoscitori di queste realtà piene di contraddizioni. Funzionario della Regione Campania, ex presidente dell’Ente provinciale per il turismo, già consigliere comunale a Napoli e segretario cittadino della Margherita, Bocchetti continua il suo impegno collaborando con un centro Caf, proprio a Miano. Un avamposto da cui è facile notare quanto il Covid-19 abbia modificato la scala delle priorità anche in quartieri già di per sé difficili e in cui la criminalità fa sentire il suo fiato velenoso.

Quanto ha inciso il Covid-19 su famiglie e attività commerciali dal punto di vista economico?

“La situazione non è affatto semplice, si respira aria di povertà. Per fortuna che ci sono le parrocchie, unico baluardo di socialità e assistenza materiale, mentre il Comune di Napoli si dà da fare, ma paga il prezzo dovuto alla mancanza di personale. Inoltre con il Covid-19 la richiesta di aiuto è aumentata. Ci sono attività che rischiano di non aprire più. Proprio in questi giorni ho un incontrato una persona che fa il barbiere e mi ha detto che, con molta probabilità, avrebbe chiuso. Ci sono altri che mostrano fiducia nei provvedimenti che il Governo ha varato e sperano nei soldi messi a disposizione, ma che non hanno ancora percepito. La cosa che mi ha sorpreso durante il blocco totale è il fatto che la gente in questi quartieri è stata molto disciplinata. Non ci sono stati assembramenti. Uniche file, fuori le farmacie e al supermercato. Ma con la fase 2 la situazione è diventata molto delicata e bisogna risolverla subito. Se va bene, gli effetti di questi contributi si vedranno tra un mese. Nel frattempo, c’è chi deve ripartire e aspetta il lavoro che aveva prima, anche ‘in nero’, parziale o temporaneo, ma il titolare della ditta non lo chiama. C’è chi è sopravvissuto con il reddito di cittadinanza, ma per quanto tempo potrà farlo ancora? La preoccupazione è proprio per chi si arrangiava da operaio in un piccola azienda: rischia di non tornare al lavoro”.

Dalla sua esperienza con il Caf le misure del Governo e delle Regione verso le famiglie più bisognose hanno raggiunto l’obiettivo?

“Ai Caf c’è stata una fila mai vista. Tutti a fare il modello Isee. È stato veramente l’unico appiglio, perché le persone si sono informate attraverso la televisione e i social ed erano di ogni ceto sociale. Tutti coloro che hanno presentato le domande, stanno aspettando i soldi. Tra i vari provvedimenti approvati, dall’assistenza sul fitto, ai vari bonus che non sto qui ad elencare, pochi sono stati effettivamente elargiti. Ci sono i tempi tecnici per lavorare una pratica, di solito raggiungono il mese, ma è la platea delle richieste a essere aumentata: almeno quadruplicata, rispetto al passato”.

Quindi hanno presentato le domande anche persone che prima non hanno mai messo piede in un Caf?

“Di questo tipo di misure, prima del Covid-19, ne usufruiva la fascia popolare dei cittadini. Oggi questa fascia si è allargata. Basti pensare alla richiesta dei 600 euro fatta da molti professionisti: anche questo è un allarme. Ma non ci sono stati solo loro. La morsa del bisogno è molto avvertita. Qui si parla dei grandi centri commerciali, ma dobbiamo fare in modo che vada avanti anche il piccolo negozio di quartiere, magari semplicemente andando a fare la spesa, perché altrimenti si rischia di perdere una parte fondamentale del tessuto sociale. Il magazzino, il negozio è un punto di riferimento. Anche la sera quando vediamo le luci accese, questo dà sicurezza nel quartiere”.

Con la fase 2 le piccole imprese e i commercianti hanno riaperto. Quanto è alto il rischio di entrare nel giro infernale dell’usura per sostenere i costi e i mancati incassi, mentre si attende che arrivino i contributi statali attraverso le banche?

“Molto alto, perché i tempi sono lunghi, con le persone in lista di attesa che non sanno quando questa terminerà. Invece, ne hanno un bisogno immediato. C’è gente che non riesce a mettere il piatto a tavola, deve fare la spesa. Se, in una famiglia, il marito si arrangiava a fare i mercatini rionali, vivendo alla giornata, ed è stato costretto dal Covid-19 a non farlo per un lungo periodo, è iniziata la disperazione. Sono aumentati anche i furti e le rapine. Il bisogno ti fa fare cose che non avresti mai fatto, anche rivolgersi agli usurai. Non ho notizie dirette, ma è così. Se ti rivolgi alle banche per i 25mila euro del Governo, le stesse banche ti chiedono una serie di documenti che allungano i tempi. Sono i classici tempi della burocrazia, in questo caso privata. Ciò che è cambiato sono le numerose richieste, quindi maggiori tempi di attesa per accedere al finanziamento. C’è poco da stare allegri”.

 

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Tags: Secondigliano
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