Il principale punto di forza di Hammamet, il nuovo film di Gianni Amelio dedicato al crepuscolo tunisino di Bettino Craxi, risiede certamente nella straordinaria performance attoriale mimetica di un Pierfrancesco Favino che sembra quasi posseduto dallo spirito dell’ex segretario socialista e presidente del Consiglio, per come riesce a “riportarlo in vita” sul grande schermo attraverso un’aderenza totale alla sua fisicità e l’impressionante capacità di calarsi nelle profondità del suo animo stanco e tormentato.
Persino uno spettatore d’eccezione come Ciriaco De Mita, lo storico antagonista democristiano degli anni Ottanta e inizio Novanta, evidenzia l’enormità dell’interpretazione di Favino: “Eccezionale, sembra proprio Craxi – sottolinea in un’intervista a Generoso Picone sul quotidiano Il Mattino di venerdì – quantomeno nel timbro della voce, nei toni, nelle pause, nei modi anche burberi e arroganti ma che mostrano autenticamente la sua sincerità umana”. E, in effetti, l’attore che nei mesi scorsi s’era distinto già nel ruolo di Tommaso Buscetta in un altro film d’autore come Il traditore di Marco Bellocchio, stavolta supera se stesso e si trasforma letteralmente in Craxi non soltanto grazie al notevole trucco prostetico di Andrea Leanza, ma soprattutto puntando su una sensibilità attoriale davvero unica che gli permette di far scintillare gli occhi, muovere le mani, modulare la voce, atteggiare il corpo proprio come se non appartenessero più a lui ma fossero realmente quelli del personaggio.

