Il caso Mondragone, l’emergenza non è solo sanitaria ma anche sociale
Salgono a 49 i casi positivi al Covid-19. In città c'è grossa preoccupazione per il focolaio. Tra proteste e tensioni in strada il sindaco chiede più sicurezza e controlli
Non sono giorni facili per la comunità di Mondragone, comune del Casertano che si affaccia sul litorale domizio, dove è stata istituita una zona rossa nell’ex area Cirio, con gravi ripercussioni anche nel sociale. Qui sorge un grosso complesso residenziale abitato perlopiù da persone extracomunitarie e all’interno del quale vivono quasi un migliaio di residenti. A oggi, su 700 test effettuati sugli abitanti dell’area, 49 sono risultati positivi al Covid-19. Una situazione che ha generato panico e timore tra i residenti della zona, la quale è stata circoscritta e presidiata dai militari dell’esercito, dalle forze dell’ordine e dai volontari della protezione civile. Ieri i casi erano solamente 25, poi sono raddoppiati nella giornata di oggi, quando sono stati effettuati i restanti tamponi. In queste ore Mondragone è stata raggiunta da una task force di sanitari dell’Asl e di volontari, che stanno cercando di tenere sotto controllo il focolaio, isolando le persone positive e trasportandole, dove necessario, all’ospedale di Maddaloni, trasformato in Covid center. Le autorità sanitarie sono sulle tracce di due cittadini bulgari risultati positivi ai test i quali avrebbero eluso i controlli e le restrizioni imposte all’interno della zona rossa.
Stamattina è esplosa in maniera fragorosa la protesta degli immigrati, che sono scesi per strada in dispregio di tutte le norme di sicurezza. Tra di loro anche i tanti positivi al Coronavirus e non sono mancati i momenti di tensione tra gli stranieri e i residenti di Mondragone, sotto gli occhi delle forze dell’ordine. Alla già conclamata emergenza sanitaria si aggiungono però altre problematiche sociali legate a una zona, quella appunto dei palazzoni dell’ex Cirio, che da diverso tempo rappresenta una vera e propria bomba a orologeria pronta a esplodere. L’intera area è abitata, infatti, da persone di origine straniera, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Europa orientale e dai Balcani, come Bulgaria, Polonia, Ucraina e Albania. Tra questi enormi edifici nati sulla scia della speculazione edilizia che ha caratterizzato l’intero litorale domizio durante gli anni Settanta e Ottanta, la densità abitativa è altissima e non sempre si conosce con esattezza il numero dei residenti che vivono negli appartamenti. Gran parte delle persone che vi abitano sono lavoratori in nero o stagionali, che svolgono la loro attività di braccianti nelle campagne circostanti, o nei territori dei paesi limitrofi, spesso soggetti a paga giornaliera. La zona è infatti interessata dal fenomeno diffusissimo del caporalato, una piaga sociale ed economica molto difficile da estirpare nei territori del Casertano e che ha come protagonisti proprio i lavoratori stranieri.
Ma non sarebbe questo l’unico problema che interessa la zona di Mondragone. Anni di abbandono e di marginalizzazione sociale da parte delle istituzioni mondragonesi hanno trasformato l’ex area Cirio in un vero e proprio quartiere ghetto, sul quale si giocano diversi interessi in ballo: da una parte, ci sono quelli deipalazzinariche gestiscono in maniera predatoria il mercato dei fitti in nero sugli immobili; dall’altro lato, le infiltrazioni della criminalità che, approfittando dell’atteggiamento superficiale delle istituzioni e della carenza dei presidi minimi di legalità, si è impossessata dell’area trasformandola in una piazza di spaccio di sostanze stupefacenti, ma anche in un ricettacolo per il contrabbando e per la prostituzione. Siamo, dunque, di fronte a una vera e propria emergenza sociale in primis, che non poteva che trasformarsi in emergenza sanitaria. Una bomba che prima o poi sarebbe esplosa al punto da creare diverse tensioni tra i cittadini di Mondragone e i lavoratori stranieri che sono sfociate anche in problemi di ordine pubblico da un lato, e in fenomeni di intolleranza e di xenofobia dall’altro.
A intervenire su questo tema così delicato è l’architetto Antonio Palatano, portavoce dell’associazione Resistenza democratica, da diverso tempo impegnata nel denunciare le problematiche politiche, sociali, culturali ed economiche che attanagliano la città di Mondragone e alcune zone periferiche diventate ormai terra di nessuno in preda ai loschi affari della criminalità, che ha messo le mani su una fetta di territorio. “In questi anni non è stato fatto nulla per rispondere al disagio e ai problemi di queste aree – esordisce Palatano – che col passare del temposono state trasformate in veri e propri ghetti a causa dell’incuria e nell’indifferenza generale. L’intero quartiere dell’ex area Cirio è in preda al degrado e all’abbandono. Ci sono intere famiglie di braccianti stranieri che vivono ammassate negli appartamenti, in condizioni igienico-sanitarieestremamente precarie”. Alla base dell’esplosione del focolaio di Covid-19 ci sarebbe, quindi, il mancato rispetto delle minime norme di sicurezza igienica e di distanziamento sociale che le condizioni di vita all’interno di quei palazzi densamente abitati non sarebbero in grado di assicurare.
“Qui la situazione è davvero pericolosa e rischia di precipitare da un momento all’altro – prosegue Palatano – e i provvedimenti presi dagli amministratori locali per arginare i fenomeni di disagio sono stati spesso insufficienti.Molti ragazzini, inoltre, non vanno a scuola ed è diffusissimo il fenomeno della dispersione scolastica, generando quel circolo vizioso che crea le basi per la diffusione della microcriminalità. I ragazzi che vivono in questi quartieri, spesso figli di immigrati, sono abbandonati a loro stessi, mentre i genitori lavorano nei campi tutto il giorno per portare a casa i soldi necessari per il loro sostentamento. C’è grande carenza anche nei servizi sociali che l’amministrazione non riesce a erogare, inoltre non c’è mai stato un vero censimento dell’area che identificasse quei casi di disagio sociale maggiormente a rischio”. La situazione descritta si avvicina molto alle periferie delle grandi città metropolitane, come le tristissime e famosissime banlieue parigine.
A Mondragone sono poche le realtà che si occupano dei problemi delle persone più povere, soprattutto degli extra-comunitari. Tra queste, si segnala il lavoro portato avanti dalla Caritas di don Osvaldo Morelli, che in prima linea offre aiuto ai più bisognosi, sia che si tratti di stranieri sia italiani. In città, comunque, il problema non è soltanto sociale, ma anche di integrazione culturale. E Palatano conclude: “Dobbiamo lavorare affinché ci sia un superamento di queste problematiche. Si stanno verificando alcuni episodi di razzismo e questo non va bene. Italiani e stranieri devono lavorare fianco a fianco per il bene della comunità e dell’intera città di Mondragone. Solo così potremo davvero superare questa situazione di criticità”. Nel frattempo, in merito alle proteste e alle tensioni avvenute quest’oggi, il primo cittadino di Mondragone Virgilio Pacifico, il quale nei giorni scorsi aveva affermato che la città era Covid free, ha chiesto l’intervento del Prefetto di Caserta e del governatore Vincenzo De Luca per risolvere i problemi di ordine pubblico, invocando più controlli e un maggiore dispiegamento delle forze dell’ordine. Il governatore, da parte sua, ha avuto un colloquio col ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, alla quale ha chiesto l’invio urgente di un centinaio di uomini delle forze dell’ordine per garantire il controllo del territorio. E l’esponente del Governo Conte ha annunciato l’arrivo a Mondragone di un contingente dell’esercito.
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