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Home Società

Napoli discriminata? Il caso del modulo “razzista” dell’Asl di Verona

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
20 Gennaio 2020
in Società

Tra Napoli e Verona, si sa, non corre certo buon sangue, almeno dal punto di vista calcistico. Per alcune ore si è rischiato l’incidente “diplomatico” anche sul versante della sanità. Ha fatto scalpore, infatti, la notizia del modulo per il consenso agli esami radiologici dell’Usll 9 di Verona in cui, per far comprendere ai cittadini quanto fosse la soglia delle radiazioni, questa veniva equiparata “alla dose assorbita vivendo un mese a Napoli (capoluogo con la massima dose ambientale annua in Italia)”.

L’esempio ha fatto subito scattare l’accusa di razzismo diretta all’azienda sanitaria di Verona, che con una nota ha prima affermato di non aver avuto alcuna intenzione di creare “un esempio negativo su Napoli”, in quanto il capoluogo partenopeo è stato citato “unicamente in qualità di benchmark (termine di paragone n.d.r.) nazionale per quanto riguarda il tasso di radioattività ambientale”, e successivamente, “pur nella più assoluta buona fede” e “al fine di evitare ulteriori strumentalizzazioni”, ha deciso “di sostituire e aggiornare il modulo in questione, che è stato già rimosso dal sito internet aziendale”. L’Usll 9, infine, si è scusata “con quanti possano essersi risentiti per l’accaduto”. 

Il caso era scoppiato durante la trasmissione radiofonica la “Radiazza”, trasmessa da Radio Marte e condotta da Gianni Simioli. Alla trasmissione partecipa quotidianamente anche il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, il quale nell’occasione ha dichiarato che “la nostra città viene utilizzata da un ente pubblico come metro di paragone per valutare gli effetti negativi dell’esposizione alle radiazioni. Una discriminazione bella e buona che non trova alcuna ratio se non quella della scarsa sensibilità e intelligenza di chi ha elaborato il testo”.

Borrelli ha, inoltre, pubblicato un lungo post sulla sua pagina Facebook, con tanto di foto del modulo sottolineato nella parte del testo incriminata. Ma al contrario delle altre volte, il consigliere regionale non ha avuto il consenso e l’approvazione che spesso riceve quando pubblica i post sui disservizi e le criticità della città di Napoli (la sua battaglia più apprezzata sul web è quella contro i parcheggiatori abusivi).

In molti gli hanno fatto notare come ciò che ha riportato l’Asl scaligera è vero e che “non c’è nulla di discriminatorio in un dato scientifico”. Entrando nello specifico, c’è chi spiega chiaramente che “si tratta di un fenomeno ben noto dovuto alla porosità della roccia tufacea che aumenta l’esposizione al radon, gas presente in natura nel sottosuolo e con una sua radioattività di base. Il razzismo non c’entra”.

Per dimostrare la veridicità delle affermazioni c’è chi posta un link di un documento ufficiale tratto dal sito www.campaniarchitetti.com, in cui è dimostrato come “sono radiazioni naturali non provocate da altri elementi” e che l’unica soluzione sarebbe quella di “sventrare i palazzi napoletani e togliere il tufo, alzare Napoli, eliminare la pietra tufacea e sostituirla con altro materiale”.

Insomma, questa volta sembra che il razzismo non c’entri e che tutto sia nato da un modulo standard usato anche da altri enti, ad esempio l’Ordine dei medici di Bolzano o l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, che si basa su dati scientificamente accertati.

 

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Tags: NapoliVerona
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