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Home Mondo

L’Europa riapre i confini a 15 Paesi compresa la Cina. Esclusi gli Stati Uniti

Pubblicata la lista delle nazioni con le quali la Ue può ripristinare i collegamenti non necessari

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
30 Giugno 2020
in Mondo
Europa

L’Unione europea ha pubblicato la lista dei quindici Paesi extra-europei che potranno avere collegamenti regolari con le nazioni appartenenti all’area Schengen. A partire dal primo luglio, infatti, i Paesi considerati meno a rischio per quanto riguarda la diffusione e la trasmissione del Covid-19 saranno collegati anche per i viaggi non essenziali con i principali scali d’Europa. Della lista fanno parte alcuni Paesi nordafricani come Marocco, Algeria e Tunisia. Porte aperte anche ai Paesi balcanici tra cui Serbia e Montenegro. Collegamenti non essenziali ripristinati anche con il Rwanda, nell’Africa centrale , e con la Georgia, nell’Europa orientale. Spostamenti possibili pure con i Paesi asiatici come Cina, Thailandia, Corea del Sud e Giappone. Del continente americano solo i visitatori provenienti dal Canada e dall’Uruguay potranno avere liberamente accesso in Europa. 

Per quanto riguarda la Cina resta in vigore il criterio di reciprocità: i cittadini cinesi potranno accedere ai Paesi europei dell’area Schengen a patto che il gigante asiatico elimini il vincolo di quarantena obbligatoria nei confronti dei cittadini europei. Restano invece chiuse le frontiere nei confronti di quelle nazioni che nelle ultime due settimane non hanno registrato un calo nella curva dei contagi, tra queste ci sono gli Stati Uniti, la Russia, il Brasile, l’India e Israele, sebbene in alcuni casi i dati siano incoraggianti. L’elenco dei Paesi che potranno ripristinare i propri scambi con l’Europa è destinato a variare, in quanto ogni quindici giorni saranno aggiunte nuove nazioni in base alla risposta che saranno capaci di dare all’emergenza epidemiologica.

La riapertura segue fondamentalmente diversi criteri di tipo sanitario, così come stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità. Innanzitutto viene considerato il tasso di contagio ogni centomila persone nelle ultime due settimane, che deve essere uguale o inferiore alla media europea di 16,1 con un trend non in crescita. Altro criterio preso in considerazione è l’indice di affidabilità del sistema sanitario sancito dall’International health regulation dell’Oms che misura la capacità di risposta di una nazione alle emergenze sanitarie. Tra questi parametri rientrano i test effettuati, i posti letto in ospedale e quelli di terapia intensiva, il numero di medici e paramedici in rapporto alla popolazione, le regole di prevenzione in vigore, la qualità delle cure e la capacità di monitoraggio dell’epidemia.

Il documento stilato dall’Unione europea non è tuttavia vincolante in quanto la regolamentazione dei confini resta comunque materia dei singoli stati membri a condizione però che vi sia un coordinamento all’interno dell’area Schengen. I Paesi europei possono infatti adottare in maniera unilaterale misure più restrittive, mentre decisioni più permissive devono essere prima discusse e concordate con gli altri Stati appartenenti all’Unione.

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Tags: flashStati UnitiUnione europea
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