Nuovo colpo tirato a segno contro la criminalità organizzata. I carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania hanno dato esecuzione a un fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, a carico di M.R., quarantaduenne di Giugliano in Campania e di G.D.M., quarantacinquenne di Quarto Flegreo, accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo e dalle finalità mafiose. I due uomini, considerati vicini al clan camorristico Mallardo, operante a Giugliano in Campania e nei comuni limitrofi, il 6 luglio scorso, si erano presentati presso un cantiere edile di una palazzina in ristrutturazione dove, evocando l’appartenenza alla compagine malavitosa, avevano intimato al titolare dell’impresa di “andare a pagare a Giugliano” prima di continuare con i lavori. L’imprenditore, peraltro iscritto alla associazione anti-racket di cui esponeva il cartello all’esterno del cantiere, si è immediatamente rivolto ai militari, dando così avvio alle indagini, culminate nell’emissione del provvedimento restrittivo.
Ulteriori arresti, inquadrati nella lotta alla criminalità organizzata locale, sono stati eseguiti nel corso della giornata di ieri, giovedì 30 luglio. I carabinieri del nucleo investigativo di Bagnoli, nell’ambito di un’intensa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due individui, anch’essi indagati per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e ritenuti appartenenti al clan Troncone di Fuorigrotta. Le indagini condotte dai militari, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno fatto emergere vari elementi di colpevolezza nei confronti dei due indiziati, V.T. e L.T., entrambi residenti a Napoli e, rispettivamente, di cinquantadue e quarantuno anni, i quali sono stati i fautori di una richiesta estorsiva con modalità mafiose nei confronti di un imprenditore che aveva ricevuto un prestito da una terza persona. Le investigazioni a carico dei due sono partite grazie alle denunce esposte dallo stesso imprenditore il quale, in seguito al fallimento della propria attività, è stato raggiunto dalle richieste di restituzione della somma ricevuta in prestito da parte del suo creditore. Di fronte al diniego, reiterato più volte dalla vittima, sono intervenuti i due indagati che, con minacce continue, hanno chiesto la restituzione immediata della somma di denaro asserendo che i soldi del prestito fossero stati anticipati da loro.

