“Rosa pietra stella” rappresenterà l’Italia in concorso al Giffoni Film Festival
Il lungometraggio del regista campano Marcello Sannino si vedrà in anteprima il 21 agosto alla kermesse internazionale del cinema per ragazzi. Dal 27 uscirà nelle sale italiane
L’unico lungometraggio italiano nei concorsi internazionali del Giffoni Film Festival 2020 è Rosa pietra stella, l’atteso esordio nel cinema di finzione del quarantottenne documentarista campano Marcello Sannino, dopo una carriera ultradecennale nell’ambito del cinema del reale. Il film concorrerà nella sezione più prestigiosa della kermesse giffonese, Generator +18, con proiezione in anteprima prevista per venerdì 21 agosto alla presenza del regista e del cast, a partire dai protagonisti Ivana Lotito, Ludovica Nasti e Fabrizio Rongione. Dopo la prima italiana a Giffoni e il passaggio festivaliero del 26 agosto anche al prestigioso Pesaro Film Festival, il lungometraggio di Sannino arriverà nei cinema italiani dal 27 di questo mese, distribuito da Pfa Films.
Interamente girato tra Napoli e Portici, prodotto da Antonella Di Nocera, Gaetano Di Vaio e Pier Francesco Aiello per Parallelo 41, Bronx e Pfa, con Rai Cinema e in collaborazione con la Film Commission Regione Campania, Rosa pietra stella – scritto dal regista assieme a Guido Lombardi e Giorgio Caruso, da un soggetto dei tre e di Massimiliano Virgilio – abbina sguardo poetico e impegno civile e ha il suo principale punto di forza nel notevole gruppo di attori che lo interpretano. Oltre ai protagonisti Lotito (la Azzurra di Gomorra – La serie), Nasti (Lila bambina in L’amica geniale) e l’italo-belga Rongione (l’attore-feticcio dei fratelli Dardenne), anche veterani come Imma Piro, Francesca Bergamo, Valentina Curatoli, Niamh Mccan e Gigi Savoia. Di livello, poi, è anche il comparto tecnico, con Alessandro Abate alla fotografia, Giogiò Franchini al montaggio, Antonio Farina alle scenografie, Rossella Aprea ai costumi, Daniele Maraniello al suono e Riccardo Veno, autore dell’evocativa colonna sonora originale.
Ispirato fin dal titolo al classico brano di Sergio Bruni Carmela, il film si regge per buona parte sulle spalle di una Ivana Lotito davvero molto brava, nel ruolo – appunto – di Carmela, una giovane donna bella e indomita, che cerca di tirare avanti tra mille lavori e piccoli espedienti per non perdere la custodia della figlioletta Maria (la Nasti). Nelle loro vite entra Tarek (Rongione), un algerino residente da vent’anni a Napoli, dove gestisce una piccola pizzeria. L’uomo prova attrazione verso Carmela, ma anche una sconfinata tenerezza per questa donna forte ma disperata, costretta a ingegnarsi senza troppi scrupoli persino sulle spalle dei migranti, vittime come lei dell’attuale contesto sociale di decadenza e ingiustizie sempre più marcate.
Il regista Marcello Sannino, dotato di sicurezza e originalità di sguardo e abilità nel far interagire tra loro corpi attoriali e luoghi che si propongono in Rosa pietra stella come autentici co-protagonisti, si sofferma sull’ispirazione tratta dal brano di Sergio Bruni. “Il riferimento ideale alla canzone– racconta – è nato in un secondo momento. Lo spunto di partenza, infatti, si rifà alla storia di una mia amica di gioventù ma, durante una lettura della sceneggiatura col co-produttore Gaetano Di Vaio, entrambi ci rendemmo conto di come la mia Carmela si rifacesse all’immaginario evocato nel brano di Palomba e Bruni, per esempio al famosissimo incipit ‘Stu’ vico niro nun fernesce maje / e pur ‘o sole passa, e se ne fuje / ma tu staje lla’ tu rosa, preta e stella / Carmela‘, ma anche a un altro verso come ‘Tu chiagne sulo si’ nisciuno vede / e strille sulo si’ nisciuno sente / ma nunn’è acqua ‘o sanghe dint’e vene / Carmela‘. D’altra parte, nel film ho inserito tanti riferimenti culturali tipicamente napoletani, ma attualizzandoli al contesto odierno multiculturale e disumanizzante“. Fondamentali, però, per un cinefilo come Sannino, sono anche i riferimenti filmici. “La mia Carmela, in effetti, oltre a ispirarsi a una persona reale, ha come riferimento – aggiunge il regista originario di Portici – le donne raccontate in film da me molto amati, come Rosetta dei fratelli Dardenne, Adua e le compagne di Antonio Pietrangeli, Mouchette di Robert Bresson, Vivre sa vie di Jean-Luc Godard. Ma anche in Gloria di John Cassavetes, Senza tetto né legge di Agnes Varda e nell’adorato Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini. Tutte queste, proprio come la mia, sono donne sole, molte volte spaesate rispetto al contesto che le circonda e spesso costrette a prendere decisioni drastiche, a volte crudeli, spinte da una necessità assoluta. Insomma, si tratta di donne che lottano, che si complicano la vita, che portano dentro di sé un desiderio grande, un sogno ancora confuso ma presente, un sogno – conclude Sannino – in attesa di essere realizzato, forse in un’altra vita“.
Ivana Lotito, Ludovica Nasti e Fabrizio Rongione in Rosa pietra stella
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