I pareri sull’uso dell’idrossiclorochina, commercialmente conosciuta come Plaquenil, nella cura del Covid-19 si arricchiscono di una nuova ricerca condotta su 3.451 pazienti ricoverati in 33 ospedali italiani. A sviluppare lo studio è stato il dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell’istituto di cura e ricerca Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, in collaborazione con la Mediterranea Cardiocentro di Napoli e l’Università di Pisa. I risultati dello screening sono stati considerati di grande interesse, tanto da meritare la pubblicazione sulla rivista scientifica European Journal of Internal Medicine. In pratica, secondo le conclusioni della ricerca, l’uso dell’idrossiclorochina riduce del 30% il rischio di morte nei pazienti colpiti dal Covid-19. Lo stesso studio, comunque, ammette che sarebbero necessari esami più approfonditi “per giungere a qualsiasi conclusione definitiva riguardo a un potenziale beneficio” del farmaco sui pazienti affetti da Coronavirus.
“Ogni ospedale – si legge sulla rivista scientifica – ha fornito dati di pazienti che hanno avuto un risultato positivo del test per il virus Sars-CoV-2 in qualsiasi momento durante il ricovero, dal 19 febbraio al 23 maggio 2020. Il follow-up (l’aggiornamento dei dati ndr) è continuato fino al 29 maggio 2020. Nello specifico, per ogni paziente sono state annotate le seguenti informazioni: ospedale; data di ammissione e data di dimissione o di morte; età; sesso; i primi test di laboratorio ospedalieri registrati all’ingresso (creatinina, proteina C-reattiva); diagnosi passate e attuali (infarto miocardico, insufficienza cardiaca, diabete, ipertensione, malattie respiratorie e cancro) e terapie farmacologiche attuali per il Covid-19. Il tasso di mortalità in ospedale era 8,9 per 1.000 persone al giorno per i pazienti che ricevevano l’idrossiclorochina e 15,7 per quelli che non seguivano la cura. Dopo aver eliminato i possibili fattori di alterazione dei dati, si è osservata una riduzione del 30% del rischio di morte nei pazienti che ricevevano la terapia con l’idrossiclorochina. Tuttavia – è la precisazione riportata nella stessa ricerca – i risultati riscontrati dovrebbero essere considerati con cautela, poiché le osservazioni dello studio non consentono di escludere completamente la possibilità di elementi di confusione. Grandi studi clinici randomizzati in condizioni geografiche e socio-economiche ben definite, dovrebbero valutare il ruolo dell’idrossiclorochina prima che si possa giungere a qualsiasi conclusione definitiva riguardo a un potenziale beneficio di questo farmaco nei pazienti con Covid-19”.


