Si è conclusa ieri sera la seconda tranche di un’edizione del Giffoni Film Festival assolutamente anomala a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19. Eppure, in quella che comunque è stata l’edizione del cinquantenario, il festival fondato e diretto da Claudio Gubitosi s’è dimostrato più forte anche del Coronavirus, portando a casa un ottimo risultato in termini di presenze istituzionali e ospiti artistici e di film proiettati, sia in anteprime ed eventi che nei vari concorsi ufficiali. Ieri sera, sono state proclamate le opere vincitrici della sezione Generator +13 di #Giffoni50. Tra i lungometraggi, i giurati hanno scelto Man Up!, diretto da Benjamin Parent, che racconta la storia di Tom, un adolescente timido e sensibile alle prese col suo primo giorno di scuola in un nuovo istituto. Tra i cortometraggi, invece, ad aggiudicarsi il Grifone 2020 è stato l’italiano Luce & me di Isabella Salvetti, che indaga la complessa relazione tra un padre e un figlio, mentre il Premio Cial è andato a La guerra di Cam di Laura Muscardin, il viaggio di un ragazzino e di sua sorella in un universo devastato dalle catastrofi naturali. Ad annunciarli è stato proprio Gubitosi, nel corso di una conferenza “che non segna la chiusura di un ciclo, ma – ha sottolineato – solo di una tra le tante tappe di un progetto che abbiamo battezzato con uno slogan, Giffoni si fa in quattro, proprio come fa un buon amico nei momenti di difficoltà”. Accanto al direttore del Giffoni Film Festival c’erano anche il sottosegretario ai Beni culturali Anna Laura Orrico, delegata dal ministro Dario Franceschini, e il ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, tra i tanti ospiti politico-istituzionali di quest’anno.

Nei giorni scorsi, alla fine della prima tranche di questo festival 2020 diviso in vari momenti proprio per evitare gli assembramenti dei giovani giurati, erano stati consegnati anche i premi ai film vincitori delle due sezioni Generator +18 e Generator +16, quelle riservate alle ragazze e ai ragazzi più grandi. E le due opere scelte dai giovani giurati erano state la tedesca Auerhouse di Neele Leana Vollmar per Generator +18 e Our Lady of the Nile (Francia, Belgio, Ruanda) di Atiq Rahimi per Generator +16. In Auerhouse, la regista Neele Leana Vollma racconta la storia di quattro amici, Hoppner, Frieder, Vera e Cácilia, che hanno trovato un appartamento da condividere da loro chiamato Auerhaus. I quattro vogliono aiutare Frieder, che sta pensando al suicidio, ma dopo poco Pauline, una piromane, si unisce al gruppo. Our Lady of the Nile, invece, è ambientato in Ruanda, in un prestigioso collegio cattolico, il Nostra Signora del Nilo, dove le ragazze studiano per diventare la futura élite della nazione africana. Le giovani condividono sogni e preoccupazioni adolescenziali, mentre in tutto il paese e anche all’interno della scuola il radicato antagonismo tra gruppi etnici diventa sempre più evidente. Tra i cortometraggi, sono stati premiati lo spagnolo Reflection di Juan Carlos Mostaza tra i +18 e l’islandese Wilma di Haukur Bjorgvinsson tra i +16. Adesso, il Giffoni Film Festival del cinquantenario proseguirà tra settembre e novembre con una rete di attività ed eventi diffusi sull’intero territorio regionale e in alcune altre località italiane, poi dal 26 al 30 dicembre con le sezioni dedicate ai giurati più piccoli, cioè quelli delle categorie +6 e +10.

