Il Governo prova a favorire gli investimenti e diminuire il tasso di disoccupazione al Sud. Lo fa con la “fiscalità di vantaggio”, in vigore dal primo ottobre per le aziende private non agricole operanti nel Mezzogiorno. Il provvedimento consentirà alle imprese del Sud di ridurre del 30% i contributi per i lavoratori già assunti o da assumere, “con l’esclusione dei premi e dei contributi spettanti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail)”, così come previsto nel decreto “Agosto”. Inoltre, “sono esclusi dall’agevolazione i contratti di lavoro domestico“. È stato lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte ad annunciare, attraverso un post sulla sua pagina Facebook, l’entrata in vigore della misura che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe consentire l’emersione del lavoro nero e attirare nuovi investimenti nell’Italia meridionale. “È una misura che abbiamo introdotto – ha affermato Conte sul social – anche grazie all’impegno del ministro Provenzano e che interviene in maniera concreta per favorire le aree produttive del Paese che avvertono urgente bisogno di misure di sostegno, al fine di ridurre carenze infrastrutturali e rispondere più efficacemente alla crisi generata dalla pandemia. Vogliamo rendere questa boccata di ossigeno stabile e duratura in modo da favorire la ripartenza e il rilancio produttivo del Sud”.

In effetti, la “fiscalità di vantaggio” potrà essere applicata fino al 31 dicembre 2020 perché, come riporta il comunicato stampa del Ministero per il Sud e la Coesione sociale, “la riduzione dei contributi beneficerà, inizialmente, del temporary framework della Commissione europea in materia di aiuti di stato”. Il temporary framework è un documento adottato lo scorso 20 marzo che disciplina le condizioni entro le quali gli stati membri dell’Unione Europea possono approvare le misure in aiuto alle imprese colpite dall’emergenza Coronavirus. “Al momento – prosegue la nota del Ministero – il Governo è impegnato in un dialogo con la Commissione europea per estendere la misura fino al 2029. Dalle prime interlocuzioni con Bruxelles è emersa la disponibilità a considerare la proposta grazie al suo inserimento nel più vasto quadro di riforma previsto dal Piano Sud 2030. È fondamentale infatti che un sostegno di questo tipo sia duraturo, e non solo temporaneo, per permettere una pianificazione più efficace delle scelte di investimento e riorganizzazione delle imprese”.

