Nelle prime ore di questa mattina, la squadra mobile di Napoli ha portato a termine un’operazione di polizia giudiziaria nei confronti di esponenti della criminalità dell’area flegrea del capoluogo, dando esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Napoli, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Il primo dei due provvedimenti restrittivi è stato eseguito nei confronti di G. M., 41 anni, ritenuto mandante dell’omicidio Megalli, avvenuto in data 6 novembre 2014 a Marano, all’interno di una barberia che la vittima gestiva. L’arrestato è ritenuto elemento di vertice della zona “99” del Rione Traiano ed è cognato di Alfredo Sorianiello, a capo dell’omonimo clan.
L’omicidio Megalli, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Dda di Napoli e condotte dalla squadra mobile, sarebbe stato commesso nell’ambito dello scontro esistente nell’anno 2014 tra il gruppo Sorianiello e il clan Tommaselli, in contrapposizione tra loro per il predominio territoriale dell’area flegrea di questo capoluogo. Luca Megalli è risultato estraneo a qualsiasi dinamica criminale ed era immune da precedenti penali.
La seconda ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nei confronti di Y. A., 28 anni; L. M., 31 anni; E. D. C., 35 anni. I tre pregiudicati sono gravemente indiziati di estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso. Le indagini hanno documentato due distinte vicende estorsive. Il primo episodio, verificatosi nello scorso mese di gennaio, vedrebbe coinvolti Y. A, ed E. D. C. in una estorsione ai danni di una persona che, con la complicità dello stesso E. D. C., si sarebbe reso autore, in precedenza, di una truffa telematica attraverso giochi e scommesse on-line, rifiutandosi di corrispondere al correo la sua parte dell’illecito profitto.
E. D. C., pertanto, al fine di recuperare la somma di circa 500 euro, provento della truffa, avrebbe richiesto l’intervento di Y. A. – da lui conosciuto come soggetto di una certa caratura criminale – il quale, attraverso minacce e intimidazioni di matrice camorristica, avrebbe costretto la vittima a corrispondere la suddetta somma. Successivamente, lo stesso E. D. C. sarebbe divenuto vittima del medesimo meccanismo criminale nel secondo episodio estorsivo che le indagini hanno documentato. Y. A., infatti, con la complicità di L. M., avrebbe tentato di imporre a E. D. C., con minacce e percosse, il pagamento di una tangente estorsiva di 10mila euro affinché potesse continuare indisturbato a svolgere la sua illecita attività di truffatore.
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