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Home Economia

Whirlpool, a Napoli un’occasione per la svolta etica del capitalismo

Domenico Cacciapuoti di Domenico Cacciapuoti
7 Febbraio 2020
in Economia
capitalismo

capitalismo

“Lo scopo dell’impresa”, secondo la Business Roundtable degli Stati Uniti d’America, una tavola rotonda con i centottantuno esponenti del capitalismo mondiale, “non è solo il profitto a favore degli azionisti, ma anche la tutela degli interessi di altri stakeholder (dipendenti, fornitori, consumatori, comunità locale)”. Il 19 agosto 2019 la grande impresa americana ha, in sintesi, dichiarato di volersi orientare a non considerare come suo esclusivo obiettivo il profitto, ma ad includere anche la “protezione dell’ambiente” e la “dignità e il rispetto del lavoro”.

Ad onor del vero, il documento americano è stato firmato da Amazon, che ha però brevettato i “bracciali intelligenti” legati al polso dei lavoratori per monitorare la correttezza e la rapidità di ogni singolo movimento e avvisare con una vibrazione in caso di errore o ritardo e anche, ad esempio, dalla Johnson & Johnson, che è stata condannata a pagare circa cinque miliardi di dollari da un tribunale di Los Angeles per aver procurato il cancro alle ovaie a ventidue donne, che avevano utilizzato i suoi prodotti. 

Tra i centottantuno firmatari, poi, c’è anche Marc Bitzer, la cui azienda, la Whirlpool, nel giugno del 2019, ha in Italia illustrato ai sindacati il piano industriale, presentandosi con una x sullo stabilimento napoletano di via Argine, decretandone la chiusura. A quanto pare, per la multinazionale americana gli interessi degli azionisti, al netto del documento sullo scopo della impresa, hanno comunque la priorità rispetto a quelli dei lavoratori.

Lo ha ribadito a fine gennaio l’ad di Whirlpool, Luigi La Morgia: “Non abbiamo mai detto che avremmo disdettato il piano, ma solo che abbiamo delle difficoltà a garantire la sostenibilità della produzione di lavatrici a Napoli. La garantiremo fino ad ottobre e siamo disposti a discuterne ma ad oggi, l’unica soluzione che garantirebbe l’occupazione è una riconversione”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli ha, invece, confermato che il Governo aiuterà gli operai di Napoli a produrre ancora lavatrici. Nel frattempo, i lavoratori di Whirlpool Napoli saranno in piazza del Plebiscito per chiedere un incontro con il nuovo prefetto Marco Valentini. In una nota, firmata da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, gli operai hanno informato la Prefettura della loro intenzione di recarsi il prossimo lunedì 10 febbraio, a partire dalle 10,30, dal prefetto “per protestare circa la mancanza di soluzioni in merito al futuro produttivo e occupazionale del sito napoletano. La vertenza è in una fase cruciale e, al fine di sensibilizzare le istituzioni, le Rsu di fabbrica chiedono che una delegazione sia ricevuta dal prefetto per illustrare lo stato della vertenza”.

Sulla Whirlpool di via Argine, al di là dei comunicati e dei proclami, continua, nei fatti, a sventolare bandiera bianca. Tanti sono i nodi venuti al pettine in questa vicenda: lo Stato ha palesato enormi limiti nell’indirizzo delle crisi aziendali. Si sono visti tutte le lacune sindacali nel potere negoziale, tanto è vero che a fine gennaio è stata molto dura la contestazione all’uscita dal tavolo Whirlpool al Mise nei confronti dei tre segretari generali di Fim, Fiom e a Uilm, Bentivogli, Re David e Palombella da parte di un gruppo di lavoratori mentre illustravano l’esito dell’incontro.

In questa vicenda, anche la Whirlpool ha mostrato debolezza nella gestione dei processi di riorganizzazione. Il punto non è, ovviamente, quello relativo al diritto della proprietà aziendale di aprire e di chiudere le proprie attività, ma quello di delocalizzare e proporre come alternativa la cessione a terzi inconsistenti, come quelli individuati in una fantomatica azienda svizzera priva di capitali e di risorse.

Ritornando al documento sull’etica del capitalismo sottoscritto anche dal proprietario della Whirlpool, andrebbe detto che l’equilibrio negli affari impone coerenza, credibilità, ma soprattutto coraggio, che non si dimostra svendendo o chiudendo aziende, ma valutando ogni opportunità per evitare le serrate.

Un discorso simile sul coraggio e sulla vision andrebbe fatto anche ai sindacati e alla politica. Davanti alle crisi i primi sono tenuti a giocare fino in fondo il loro ruolo, non possono chiamare subito in causa le Istituzioni, delegando allo Stato le responsabilità. Alla politica, invece, non è concesso agire con demagogia, promettendo soluzioni che non si possono realizzare. Anche se è comprensibile che l’imminenza delle elezioni regionali spinga partiti e politici a cercare di trarre profitto o a limitare i danni da una questione rovente come questa che vede coinvolti tanti lavoratori e tante famiglie, nulla però autorizza a speculare.

A Napoli, purtroppo, sta avvenendo tutto questo. Whirlpool ha avuto tanto dall’Italia, ora avrebbe la possibilità di far valere i bisogni economici e occupazionali di una città desertificata dal punto di vista industriale come quella partenopea. Questa sì che rappresenterebbe una concreta svolta per il capitalismo, degna di una azienda che fa parte della tavola rotonda del business etico.

 

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Tags: Napoli
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