Chiedevano tangenti settimanali a una ditta incaricata della raccolta dei rifiuti, al fine di favorire le attività criminali del clan Moccia. Per questo motivo, sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, G. N. e G. C., rispettivamente di 38 e 48 anni, entrambi censurati di Afragola e già detenuti per altre motivazioni. I due sono gravemente indiziati di estorsione aggravata dalle modalità e dalle finalità mafiose ai danni di una società di raccolta dei rifiuti nel comune di Afragola tra il 2013 e il 2014, il tutto attuato per agevolare le attività del clan Moccia e di tutte le sue articolazioni territoriali operanti, nello specifico, a Casoria, Afragola, Caivano, Crispano e altre zone limitrofe. Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli e condotte dal nucleo investigativo, con l’aiuto delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, hanno permesso di documentare l’azione illecita che avrebbe avuto proprio in G. C., in particolare, il mandante di un’estorsione, attuata poi materialmente da G. N. in concorso con altri, con l’obiettivo di pretendere dalla suddetta ditta una tangente di circa 3.000 euro ogni settimana.

Attraverso una fitta rete di tentacoli e di interessi economici, il clan Moccia di Afragola ha messo le mani, in questi anni, anche su numerose attività commerciali a Roma, in particolar modo nel settore della ristorazione. Questo è quanto emerge da un’indagine condotta dai carabinieri, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che aveva portato alla fine del mese di settembre all’esecuzione di tredici ordinanze di custodia cautelare, otto in carcere e cinque ai domiciliari, nei confronti di altrettanti soggetti legati agli ambienti della camorra napoletana. Gli indagati erano accusati, a vario titolo e in concorso tra loro, di estorsione, di intestazione fittizia di beni e di esercizio abusivo del credito, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Le indagini avevano permesso di far emergere gli interessi criminali del clan camorristico negli esercizi commerciali e nelle attività imprenditoriali della Capitale, in particolar modo nei ristoranti del centro, su alcune concessionarie di auto di lusso e nel mercato immobiliare, il tutto svolto in maniera capillare al fine del riciclaggio di denaro.

