La memoria va sempre preservata e la storia, ancora di più quando si riferisce alle proprie radici e ai propri valori fondanti, va sempre narrata e ricordata. È il caso della vicenda del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, del quale ieri s’è celebrato il centenario della nascita con un convegno presso l’università Federico II di Napoli. D’Acquisto fu insignito della medaglia d’oro al valor militare per aver salvato con la propria vita ventidue cittadini innocenti oramai condannati a morte, trasformandosi così in esempio per intere generazioni e in motivo d’orgoglio per l’Arma dei carabinieri e per l’intera nazione. L’evento, intitolato 100 anni dalla nascita di Salvo D’Acquisto. Storia di un carabiniere eroe, servo di Dio, è stato introdotto dal prefetto di Napoli Marco Valentini e ha visto gli interventi del fratello del militare, Alessandro D’Acquisto, che ha ricordato l’eroe con grande affetto, del professore ordinario di storia contemporanea presso la Federico II Luigi Musella, del sottosegretario all’Istruzione e alla Ricerca Giuseppe De Cristofaro e del comandante interregionale dei carabinieri Ogaden generale Adolfo Fischione, che col suo intervento ha concluso l’iniziativa.

Durante l’evento è stato ricordato il sacrificio di Salvo D’Acquisto, proprio come il giorno dell’anniversario della sua morte avvenuta il 23 settembre di 77 anni fa, quando fu fucilato per ordine del feldwebel Hensel Feiten per salvare la vita di ventidue innocenti, condannati dai soldati nazisti al rastrellamento. Il motivo della fucilazione nei confronti del militare fu l’esplosione di alcune casse di munizioni, che il giorno precedente uccise un soldato tedesco e ne ferì due. Le casse furono depositate in una caserma abbandonata della guardia di finanza, nella località Torre di Palidoro, poco lontano da Torrimpietra, luogo dove sorgeva la stazione dei carabinieri comandata proprio dall’eroe. Nonostante si fosse trattato di un incidente, l’evento fu ritenuto dalle milizie tedesche uno spregiudicato attentato organizzato dagli italiani contro di loro. D’Acquisto provò a persuaderli che s’era trattato di un inconveniente, ma l’ufficiale nazista non diede peso alle sue spiegazioni, ordinò di rastrellare ventidue persone a caso tra gli abitanti del piccolo paese della provincia romana, per condurle nei pressi della Torre di Palidoro, in nome di una vendetta nei confronti del popolo italiano, basata su fatti mai accaduti. I condannati furono tutti interrogati sommariamente, ma la loro versione non fu ascoltata. Vista la brutta piega presa dagli eventi, il vicebrigadiere decise di rivolgersi a un ufficiale nazista e offrì la propria vita in cambio del rilascio degli ostaggi, già costretti a scavarsi da soli la fossa. Poco prima della sua onorevole morte gridò fieramente: “Viva l’Italia”. Una semplice frase che fu espressione di libertà da parte del carabiniere napoletano e che simboleggiò la volontà di indipendenza del popolo italiano dalla violenta e repressiva occupazione nazifascista.


