La scena si ripete ogni giorno, a qualsiasi ora: i pedoni che camminano sul marciapiede, dopo aver attraversato il passaggio pedonale del vicino semaforo, improvvisamente, per colpa di un vecchio casotto, sono costretti a scendere per strada e a procedere per una decina di metri sull’asfalto, mentre le automobili sfrecciano veloci mettendo a rischio la loro incolumità.
Siamo ad Aversa, incrocio via Diaz, viale Kennedy, sulla cosiddetta “Variante”. Chi ci passa quotidianamente lo sa, lo vede, lo evita, a suo rischio e pericolo. Ma non può fare altro. Il casotto è lì, occupa la maggior parte di un marciapiede largo sei metri, lascia solo un piccolo spazio sul retro, dove potrebbero passare a stento due persone. Potrebbero, ma nessuno lo fa.

Il corridoio è pieno di rifiuti maleodoranti, spazzatura, indumenti sporchi, cartoni. È il riparo di barboni, senzatetto di passaggio, gente che approfitta di una parvenza di privacy per fare i propri bisogni corporali. La rete installata per evitare l’indecoroso scempio, ha peggiorato la situazione, impedendo il passaggio ai pedoni, costretti ad allungare il passo quando percorrono il tratto di strada. Naturalmente, quella porzione di marciapiede è assolutamente “vietata” ai disabili in carrozzella: il disagio per loro sarebbe decuplicato.
L’assurdo è che il casotto è stato costruito partendo dal bordo del marciapiede. Chi lo ha progettato, invece di lasciare il passaggio pedonale davanti alla struttura, ha pensato bene di costringere le persone ad una gimcana sul retro. Ciò che quello spazio è diventato, è solo una prevedibile conseguenza di questa scelta.
Da almeno vent’anni il manufatto rimane al suo posto, inamovibile. È la presa dell’aria che serve la stazione della metropolitana di Aversa Centro. A quanto pare neanche funziona, ma per esserne certi bisognerebbe chiedere all’Eav, l’Ente autonomo Volturno, gestore della linea di trasporto pubblico su ferro che da Piscinola arriva ad Aversa, un’opera nata con grandi aspettative, la maggior parte andate deluse.