La tratta Piscinola-Giugliano-Aversa è stata inaugurata in pompa magna il 24 aprile 2009. Avrebbe potuto essere una “liberazione” per un territorio complicato come quello compreso tra le province di Napoli e Caserta. “Un cambiamento positivo nelle abitudini dei cittadini, un’occasione da non perdere per lo sviluppo dei Comuni attraversati”. Erano queste le parole delle autorità presenti al taglio del nastro della linea Arcobaleno, così chiamata perché ciascuna stazione è caratterizzata da uno dei sette colori dell’iride.
Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, Ennio Cascetta assessore regionale ai Trasporti, Giovanni Pianese e Domenico Ciaramella, sindaci di Giugliano in Campania e Aversa. Tutti a esaltare la Piscinola-Giugliano-Aversa, i tempi rispettati per la realizzazione, i progetti dei parcheggi vicino alle stazioni. Non poteva essere diversamente, ma a undici anni dal viaggio inaugurale della prima metropolitana interprovinciale costruita in Italia, possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che l’occasione è stata persa.
Non è cambiato il modo di spostarsi, non è cambiato il modo di vivere e, soprattutto, non è cambiata la geografia sociale ed economica del territorio. Un dato rende, più di ogni altra cosa, l’idea dello scivolamento verso il basso dell’efficienza di un’opera nata con grandi aspettative: il numero dei passeggeri che ogni giorno salgono sui treni. Si è passati dai 20mila pendolari del primo anno di vita, ai 4mila-5mila di oggi.
Già dopo dodici mesi di vai e vieni sui 10,5 km della strada ferrata, iniziarono le prime crepe. Dei parcheggi d’interscambio promessi, non c’era neanche l’ombra. Le aree di sosta sono il primo step per l’uso intensivo di una metropolitana. Ancora oggi, le fermate di Aversa Ippodromo e Aversa Centro, ne sono sprovviste. Chi arriva con l’automobile, deve parcheggiare a bordo strada, spesso in divieto di sosta.
Ma il crack è arrivato dal 2012. La Regione Campania, guidata da Stefano Caldoro, decise la fusione fra Metro-Campania Nordest, società che fino ad allora aveva gestito il servizio sulla linea Arcobaleno, Circumvesuviana e Sepsa. I debiti delle tre aziende di trasporto pubblico diventarono un unico elefantiaco passivo con l’Ente autonomo Voltuno.
È inizia così un’odissea di disservizi che dura tutt’ora. Soppressione e treni fermi per continui scioperi dovuti al ritardo dei pagamenti al personale, malfunzionamento dei convogli, mancanza dei pezzi di ricambio, linea che va in tilt per scarsa manutenzione. Per un lungo periodo a fare da spola Piscinola-Aversa e viceversa è rimasto un solo treno. Gli altri guasti. Tutto ciò ha portato a dimezzare, nel 2013, il numero quotidiano dei passeggeri. Ma non è finita qui. I tagli hanno imposto la diminuzione del numero delle corse. Quindi non più treni ogni quarto d’ora, ma ogni 30 minuti e l’ultima corsa alle 21,30 e non più alle 22.