Con l’entrata in vigore del nuovo Dpcm si rincorrono voci di dissenso per le restrizioni della libertà individuale e per le possibili ripercussioni economiche, ma, dall’altra parte, cresce il timore che i provvedimenti attuati non siano sufficienti. Lo afferma all’Ansa Carlo Palermo, segretario del maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri, l’Anaao-Assomed, il quale sottolinea che questo è “un punto di equilibrio tra esigenze economiche e sanitarie, ma potrebbe non bastare”. Un’opinione che s’inserisce in un discorso ben più ampio, ovvero lo stato in cui versano attualmente gli ospedali, quasi al collasso. Lo stesso Palermo afferma che la situazione che si sta presentando è davvero molto critica, con reparti Covid ordinari e sub-intensive già in gran sofferenza, un disagio che, in un futuro non molto lontano, potrebbe facilmente coinvolgere anche i reparti di terapia intensiva.

Tra le problematiche più gravi, la difficoltà di tracciare i nuovi contagi da Covid-19. I tamponi sembrano non bastare e l’assistenza domiciliare è pressoché assente. Inoltre, le unità di medici Usca per le cure a casa presentano problemi di organici, e il sistema di tracciamento è ormai quasi saltato, dato l’altissimo numero di contagi. In un quadro simile, gli ospedali diventano il punto di riferimento principale a cui si rivolgono tutti i cittadini, creando una vera e propria congestione, tra degenze ordinarie e persone, anche asintomatiche, che richiedono tamponi, mandando in tilt un intero sistema, già precario. Se con il nuovo Dpcm non dovesse esserci una riduzione dei contagi, la pressione sugli ospedali diventerà insostenibile, richiedendo misure ancora più aspre, come un lockdown totale. Tra le nuove restrizioni che da oggi prendono ufficialmente il via, figurano la chiusura di bar, pasticcerie e ristoranti alle ore 18 e sospensione di palestre, piscine, teatri e cinema. Riguardo la scuola, le attività di materna, elementari e medie si svolgono totalmente in presenza, mentre per le superiori si prevede che, in caso di criticità, almeno il 25% delle attività didattiche sia in presenza; il restante 75% delle lezioni sia, invece, affidato alla Dad.

