Sembra non avere fine l’odissea dei 420 lavoratori della Whirlpool di Napoli i quali, a partire dal 31 ottobre, si ritroveranno senza lavoro. Oggi, una protesta shock è stata messa in scena dai lavoratori in agitazione nel capoluogo partenopeo, per attirare l’attenzione sul problema: un manichino vestito da operaio della Whirlpool è stato infatti calato da un cavalcavia autostradale all’altezza di via Galileo Ferraris da un gruppo di dimostranti, ed è stato appeso alle ringhiere con un cappio al collo. Un’immagine drammatica che colpisce per l’impatto visivo, e che fa ben comprendere quali siano le condizioni precarie nelle quali versano tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori dell’azienda che tra qualche giorno saranno privati della loro occupazione.
I sindacati, nel frattempo, fanno appello al premier Giuseppe Conte affinché si occupi in prima persona del problema. In una lettera sottoscritta da Fim, Fiom e Uilm e inviata ieri alla presidenza del consiglio dei ministri si chiede al Governo di intervenire con urgenza, prima che i lavoratori finiscano in mezzo alla strada. Sul banco degli imputati ci sarebbe infatti il comportamento adottato della multinazionale americana, che ha annunciato la chiusura dello stabilimento di via Argine entro il 31 ottobre, infrangendo così il patto di lavoro iniziale sottoscritto con le parti sociali e dopo lo stanziamento di 16,9 milioni di euro elargito dal Governo a settembre e inserito nel decreto “Salva Ilva”. Tuttavia, secondo quanto comunicato dai dirigenti della Whirlpool, lo stanziamento ricevuto dal Governo sarebbe insufficiente a garantire la produzione all’interno dello stabilimento di Napoli, il quale è stato dunque escluso dai piani di investimento dell’azienda che avrebbe in mente ben altri programmi economici. Per i sindacati, invece, la Whirlpool starebbe nascondendo la volontà di delocalizzare la produzione, sebbene tali piani non siano mai stati confermati, ma nemmeno smentiti, dai vertici dell’azienda.


