Non solo ristoranti, pizzerie e bar, ma anche cinema e teatri subiscono gli effetti nefasti dei provvedimenti anti Covid-19. L’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte richiude il comparto culturale, tranne i musei, che rimarranno aperti, ma con regole più severe. Con il precedente lockdown il settore aveva già subito una profonda crisi, dalla quale cercava faticosamente di riprendersi. La riapertura era avvenuta rispettando le norme, ma questo non ha impedito che cinema e teatri venissero colpiti dal nuovo provvedimento restrittivo del Governo. In molti avevano già programmato la stagione, ma lo stop fa rivivere l’incubo di un altro periodo senza lavoro. “Eravamo in allarme già prima di questa nuova chiusura – afferma amareggiato Patrizio Rispo, volto noto della fiction Un posto al sole – perché per il precedente lockdown sono arrivati aiuti a teatri e produzioni, mentre i lavoratori dello spettacolo sono stati completamente ignorati. Con le associazioni abbiamo, dunque, portato avanti questa battaglia. Ma la chiusura è assurda anche perché abbiamo saputo che né i teatri, né i cinema hanno avuto casi Covid. È stata una fatica riaprire per sole 200 persone, ma almeno c’era una continuità e si lavorava. Il ministro Dario Franceschini ha affermato che si chiude per salvare delle vite, ma ci deve essere un sostegno, altrimenti ci si spegne in un altro modo. Ci hanno assicurato l’invio di fondi, ma devono arrivare subito, perché i teatranti è da un anno che stanno fermi, così come macchinisti, addetti alle luci, parrucchieri e truccatori. È un vero dramma”. Gli attori non resteranno, comunque, ad attendere inerti: Rispo annuncia un primo sciopero. “Sono vicepresidente del teatro nazionale Mercadante ed è stato fatto di tutto per riaprire. Abbiamo messo in scena una rassegna al Maschio Angioino e tre produzioni importanti, tra cui uno spettacolo al San Ferdinando, con Lino Musella, tratto dai carteggi di Eduardo. Tutto questo adesso è fermo, quindi il prossimo 30 ottobre ci sarà uno sciopero generale in tutta Italia, con i lavoratori dello spettacolo che a Napoli si incontreranno in piazza del Gesù”.

Tanta delusione e amarezza anche per Biagio Izzo “non solo perché siamo di nuovo bloccati, ma anche perché ci sono stati investimenti importanti da parte di chi ha cercato di mettersi in regola e rispettare un protocollo. Gli stessi artisti – prosegue Izzo – hanno modificato gli spettacoli, riducendoli a un solo tempo e portando la durata a un’ora e quaranta, così come il pubblico ha fatto dei sacrifici con il distanziamento. Poi, nel momento in cui stava per partire la stagione, si è bloccato tutto. Eppure lo stesso ministro Franceschini ha affermato che teatri e cinema sono tra i posti più sicuri. Il Governo dice che non vuole fermare l’economia, ma anche il teatro e il cinema sono economia. Evidentemente non veniamo considerati una fonte economica importante per il Paese. Danno incentivi ai teatri, ma gli attori fanno la fame, per non parlare delle maestranze. Sono le persone che mi stanno più a cuore, perché fanno un lavoro duro. È grazie a loro che andiamo in scena. Ora non sanno a chi rivolgersi per poter campare”. Per Izzo, tanti gli spettacoli da mettere in scena, bloccati anche dal precedente lockdown. “Devo recuperare 66 spettacoli della scorsa stagione teatrale. Ho lavorato alla modifica per abbreviarli, ma senza stravolgerli, ottenendo così accordi con tanti teatri italiani. Aspettavamo tutti con fiducia questa ripresa, purtroppo è arrivato un altro stop. Speriamo che sia breve, ma è una cosa molto triste”.

