Dopo la morte di un uomo anziano nel bagno del reparto ospedaliero, il Cardarelli di Napoli finisce di nuovo sotto la lente d’ingrandimento per una vicenda raccontata all’Ansa dalla madre di una donna di 42 anni di Caserta, affetta dalla sindrome di Down. La disabile è malata di Covid-19 da circa un mese e, nella giornata di ieri, è stata trasportata nel nosocomio napoletano per problemi di deglutizione. Giunta al pronto soccorso doveva essere sottoposta a Tac, ma l’esame non è stato effettuato. Non solo, la quarantaduenne, una volta trasferita in ambulanza nell’ospedale di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano, agli occhi dei sanitari presentava abrasioni e lividi sulle braccia.

Per i familiari della donna i segni sarebbero una conseguenza delle corde e dei lacci che gli operatori sanitari avrebbero utilizzato per immobilizzare a letto la disabile. Un’accusa grave che è stata rispedita al mittente dai dirigenti medici del Cardarelli, i quali affermano che la quarantaduenne è stata trattata nel migliore dei modi e che i lividi e le ecchimosi sono probabilmente conseguenza di una reazione allergica ai lacci emostatici usati per i prelievi sanguigni. I sanitari si sono scusati con la famiglia solo per la mancata effettuazione della Tac, per l’assenza di un anestesista, nonostante le richieste del reparto.

