Laceno d’oro 2020, Lois Patiño protagonista col suo cinema di poesia
Nella seconda giornata (online) del cinefestival internazionale di Avellino, presentato "Lúa vermella" del trentasettenne cineasta galiziano. Retrospettiva dedicata a Franco Maresco con il film-omaggio di Baglivi
Le immagini di Lúa vermella (Red Moon Tide) sono di quelle che si incastrano alla retina degli occhi con una potenza mitica, chiamando in causa tutta la spiritualità visiva del cinema. Proiettato online durante la seconda giornata del Laceno d’oro International Film Festival, il secondo lungometraggio di Lois Patiño è un piccolo gioiello che porta lo spettatore sulla finis terrae d’Europa, la costa della Galizia (terra d’origine dell’autore), offrendogli un’esperienza contemplativa ai limiti dell’onirico.
La sinossi del film in concorso è scarna, quasi inesistente: un sub di nome Rubio che recupera cadaveri in fondo a un mare pieno di naufraghi è affondato con la sua nave, il suo villaggio riflette in stato di trance sull’accaduto, tre streghe giungono per andare alla ricerca del corpo perduto. I dialoghi non esistono, o, per meglio dire, i protagonisti impietriti e catatonici non pronunciano parola a voce alta. Eppure, muovendosi nel terreno del fuori campo, il regista costruisce un artificio della regressione che passa attraverso monologhi interiori ascoltati in voice over e che compone una narrazione ancorata alla cultura galiziana i cui elementi ancestrali risuonano nelle leggende popolari di tutto il mondo.
Lúa vermella (Red Moon Tide) di Luis Patiño
Le riprese in campo lungo e lunghissimo (davvero notevole la fotografia curata dallo stesso Patiño) assomigliano a tableaux vivants e immergono i corpi attoriali nel quadro di una natura sublime e indifferente lasciando esplodere un paesaggio segnato dal simbolico contrasto tra civiltà umana ordinatrice (una gigantesca diga imbriglia l’acqua del villaggio) e incontrollabile forza primordiale (principi cosmici come la marea mossa dalla luna rossa del titolo). Sette anni dopo l’acclamato Costa da Morte, Patiño torna così a offrire al pubblico un cinema di poesia, sfuggente e liquido nella comprensione ma intenso per fascino e magia, con un finale lirico che con i suoi lenzuoli bianchi messi a coprire le donne e gli uomini del villaggio spettrale sembra dialogare con il Lowery di A Ghost Story e con un epilogo naturalistico subacqueo degno di Painlevé.
Irregular World di JingLuo
Nella seconda giornata di festival, spazio anche al cinema del reale più puro, con due documentari proiettati in anteprima nazionale. Lo Thivolle ha presentato The Forest, cortometraggio ambientato in Marocco orientale, al confine con l’Algeria, in cui il regista marsigliese continua ad approfondire l’incontro con un’alterità marginale muovendosi tra i campi migranti della foresta di Oudja. Dalla Cina, invece, Irregular World, diretto dalla giovane regista JingLuo. L’ambizioso mediometraggio si presenta come un lunghissimo piano sequenza in cui la macchina da presa si muove tra i corridoi e le sale di un pronto soccorso andando a registrare con sguardo scopico la realtà drammatica così come si svela davanti agli occhi.
Enzo, domani a Palermo! di Franco Maresco e Daniele Ciprì
In agenda, per la retrospettiva dedicata a Franco Maresco, oltre alla proiezione dell’ormai storico Enzo, domani a Palermo!, film del 1999 diretto da Maresco assieme a Daniele Ciprì che mette in scena la strana storia di Enzo Castagna, ecco ApocalypsEver – Franco Maresco, tributo al maestro siciliano firmato da Luis Fulvio (alias Fulvio Baglivi). Fulvio, che ha presentato al Laceno d’oro anche un altro lavoro in concorso nella sezione lungometraggi, ha confezionato il suo film-omaggio durante il lockdown primaverile di quest’anno. Dal chiuso di una stanza romana, il regista, tra gli autori di Fuori orario, ha mescolato le opprimenti immagini dell’incrocio deserto tra viale dell’Università e via Palestro, a ridosso del ministero dell’Aeronautica, girate dalla sua finestra lo scorso aprile con materiali di archivio (stralci di interviste e spezzoni di film) lasciando emergere la visione sprezzante, cinica e scorretta tipica di Franco Maresco.
Imma Villa in Frammenti di Scannasurice di Giuseppe Bucci
Tra i sei corti (dei trenta in gara) presentati durante la giornata, c’è anche Il posto della felicità di Aliosha Massine. Il lavoro, prodotto da Marcello Fonte, mette in scena con delicatezza e semplicità (pregnante la colonna sonora tratta da Il grande dittatore di Chaplin) un’utopia di felicità: il rito di matrimonio (inesistente per la legge, ma comunque celebrato) tra Rami, immigrato clandestino siriano, e Rosa, giovane donna italiana. Al via anche le prime cinque opere della sezione Spazio Campania, interamente dedicata a dodici produzioni del territorio regionale. Da segnalare, tra i corti presentati, Frammenti di Scannasurice di Giuseppe Bucci. Il corto, con Imma Villa, riprende un energico estratto della straordinaria messa in scena teatrale (diretta da Carlo Cerciello) di Scannasurice, un classico del teatro contemporaneo napoletano firmato da Enzo Moscato.
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