Laceno d’oro 2020, inaugurazione online con Carlos Reygadas e Fulvio Baglivi
Sipario (virtuale) aperto sulla 45esima edizione del festival internazionale di Avellino diretto da Antonio Spagnuolo. Porta Pia ed emergenza abitativa a Roma nel primo docufilm in concorso
Schermi accesi e sipario virtuale alzato per la quarantacinquesima edizione del Laceno d’oro International Film Festival. La storica rassegna di cinema del reale di Avellino diretta da Antonio Spagnuolo, costretta quest’anno (come tutti i cinefestival stagionali) a rimodularsi in una versione online (accredito unico a 9.90 euro disponibile sulla piattaforma MYmovies), ha inaugurato ieri la sua programmazione streaming con la proiezione di Nuestro Tiempo (Our Time), il lavoro più recente di Carlos Reygadas. Il film del cineasta messicano, a cui il festival ha conferito il Premio alla carriera 2020, è stato soltanto un anticipo dell’esclusiva masterclass che lo stesso Reygadas terrà mercoledì alle ore 19.
La prima opera della selezione ufficiale presentata nella giornata di apertura è stata La casa è di chi la abita – Porta Pia occupata di Luis Fulvio (alias Fulvio Baglivi), in concorso nella sezione lungometraggi. Il regista, che stasera alle 22.30 sarà protagonista di un talk online, porta in scena il tema dell’abitare con un documentario dedicato a una delle più ‘anziane’ tra le circa sessanta occupazioni a scopo abitativo di Roma.
La casa è di chi la abita – Porta Pia occupata di Luis Fulvio (alias Fulvio Baglivi)
Il film ha inizio nell’autunno 2018, quando Baglivi supera la soglia del portone di legno scuro infilato tra i due ingressi del cinema Europa ed entra al civico 108 del corso d’Italia, a centro metri da piazzale di Porta Pia, nelle stanze brulicanti di vita degli ex uffici Inpdap (oggi di proprietà Inps) occupate dal 2007. Il regista, già tra gli autori dello storico programma di Rai 3 Fuori orario, riprende così stralci di esistenze quotidiane, volti le cui storie pregresse, mescolate per cultura e provenienza, restano fuori dal campo (ma d’altronde, come dice Omar, inquilino senegalese dell’immobile, “Le cose più importanti nella vita sono invisibili”).
Allo sciorinare verboso, Baglivi (che ha esperito in prima persona gli spazi occupati vivendo per quattro anni a Porto Fluviale Occupato) contrappone spesso un silenzio poetico e civile. Alla familiarizzazione empatica e all’intervista frontale, preferisce l’illusione di un pedinamento invisibile denso di partecipazione. Portando in punta di piedi lo spettatore direttamente dentro gli spazi, la macchina da presa riesce a trasformare l’abitazione in abito finendo per iscrivere anche chi guarda in quella lista di nomi chiamati ed evocati in appello durante l’assemblea.
Marana di Giovanni Benini e Davide Provolo
Durante la giornata inaugurale, oltre al primo appuntamento della retrospettiva su Corso Salani (che proseguirà fino a giovedì con la distribuzione di un film al giorno), sono state presentate in agenda anche due opere fuori concorso legate alla Campania: il documentario L’armée rouge di Luca Ciriello sulla comunità napoletana degli immigrati ivoriani e il cortometraggio di found footage Orfani del sonno, firmato da Chiara Rigione, che fa dialogare il materiale d’archivio sul terremoto che colpì l’Irpinia nel 1980 e i versi che Alfonso Guida dedicò all’evento nel suo poema Irpinia con immagini provenienti da tempi e luoghi lontani.
Per la sezione Laceno doc, sono stati proiettati Revision, cortometraggio del russo Mikhail Zheleznikov che in quattro minuti ragiona sul senso ontologico delle immagini, e Marana, di Giovanni Benini e Davide Provolo, un’opera prima che indaga il mondo dell’autismo all’interno della struttura Villa Santa Rita di Marana di Crespadoro. I due registi veronesi, lungo l’arco di tre capitoli (La foresta, La casa, Il mare), tentano di raccontare con lirismo (cadendo però, soprattutto nella parte centrale del film, in un certo doloroso voyeurismo) la storia di una comunità fragile ma creativa attraverso l’amicizia di Mirko e Max, le crisi di Federico o la timida intimità tra Giorgia e Lorenzo.
Echoes di Mariana Abou Elias
Spazio anche ai primi quattro cortometraggi dei trenta in concorso della sezione Gli occhi sulla città: il toccante monologo diaristico, visivo e verbale, di Echoes diretto dalla giovane libanese Mariana Abou Elias; l’intimo sguardo rivolto all’archivio di famiglia di Roll down (Barranco) messo in scena a La Plata da Nahuel Vogel e Camila Flores Catino durante il lockdown primaverile causato dalla pandemia di Covid-19; la rocambolesca notte dei tre giovani amici Ugo, Bram e Karim nella provincia francese di Verrières-le-Buisson ripresa da Léo Fontaine in Emma Forever (Jeunesse, mon amour); la gioventù inquieta e marginale del Sud della Francia raccontata da Benjamin Gadiot in L’ennui, che per molti aspetti sembra dialogare tanto al passato con Bruno Dumont quanto al presente con Le moschedi Edgardo Pistone, atteso al festival mercoledì 9.
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