“Povera terra mia”, il ritorno di nonna Pasqua nel corto di Alessandro Scarano
Al centro del nuovo lavoro del fotografo e videomaker c'è il rapporto tra l'uomo e la natura, visto attraverso gli occhi stanchi e malinconici della novantunenne
Dopo la pubblicazione del lavoro La quarantena di Pasqua, che ha avuto grossa risonanza sulla stampa e sui media nazionali tra cui la Repubblica e Tv2000, il giovane e talentuoso fotografo di Teverola Alessandro Scarano torna questa volta con un cortometraggio breve ma pregno di significato intitolato Povera terra mia. Il corto (visibile qui) vede ancora una volta come protagonista la figura della nonna dell’autore, Pasqua, che il giovane fotografo e videomaker ha voluto celebrare per i suoi 91 anni d’età da poco compiuti.
Questa volta, però, al centro della narrazione visiva, c’è il rapporto tra uomo e ambiente. Nonna Pasqua, infatti, dopo i mesi di lockdown durante i quali è stata costretta a rimanere chiusa in casa, torna nelle sue amatissime campagne dell’Agro aversano, dove un tempo faceva la contadina, senza però riuscire a riconoscerle. Il cambiamento repentino è sotto i suoi occhi: lì dove un tempo sorgevano frutteti in fiore, piante di noci e vigneti dall’odore acre e intenso, adesso c’è un grosso lago artificiale utilizzato per la pesca.
Il volto di nonna Pasqua, segnato da anni di duro lavoro nei campi, è attraversato dalla malinconia nei confronti di un passato che cede il passo alla modernità, dove l’originale rapporto tra uomo e natura viene completamente stravolto da un progresso che lascia solo cicatrici, specialmente in un territorio tristemente noto come “Terra dei fuochi”, già devastato da tutta una serie di problematiche di natura ambientale. La protagonista del racconto di Scarano vuole lasciare alle giovani generazioni un vero e proprio testamento in cui racconta cosa significhi l’amore e l’attaccamento per la propria terra e per le proprie radici, nonostante i mali e i segni indelebili del presente.
Dopo un lungo peregrinare tra le serre e le coltivazioni dell’Agro, con lo sguardo perso e attonito su una modernità irriconoscibile, nonna Pasqua si ferma a riflettere su ciò che un tempo le apparteneva, sul suo lungo bagaglio di ricordi collezionati a cavallo tra due secoli. Di fronte ai suoi occhi si staglia ora una realtà che non le appartiene più. Al termine del racconto la nostalgia prende il sopravvento e la dolce novantunenne raccoglie, con un gesto dal valore simbolico che suscita profonda tenerezza, un secchio di terreno da quelle che un tempo erano le sue amate campagne, “a terra mia” usando un’espressione dialettale, per portare vivo con sé il ricordo della sua giovinezza e di sua madre, alla quale quei terreni erano appartenuti in passato.
“Attraverso gli occhi di nonna sono voluto ritornare sui suoi passi, ripercorrendo quei luoghi contadini che sono stati parte della sua infanzia” esordisce Scarano, che prosegue: “Dieci anni fa nonna Pasqua dovette vendere la sua terra, ma assieme a essa è come se avesse perso anche un pezzo della sua vita. Da allora, Povera terra mia, che era una delle sue esclamazioni preferite, è diventata una vera e propria cantilena fino a trasformarsi in un cortometraggio“. La cantilena, non a caso, ricorda Amara terra mia, antico canto contadino riportato alla ribalta nel 1971 da Domenico Modugno. Se però il brano del cantautore pugliese rappresentava un canto di addio che i migranti del Meridione dedicavano alla propria terra natìa, quella di nonna Pasqua è invece la voce di chi resta, ma che con altrettanta nostalgia assiste alle trasformazioni e ai cambiamenti del presente. Alla realizzazione del cortometraggio hanno collaborato Raffaele Aquilante (riprese), Davide Capolongo (musica), Piero Corvo (backstage) e Antonio Di Nardo (progetto grafico).
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