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Home Cronaca

Esclusiva / L’allarme del Santobono: “Ben 16 bambini ricoverati con la rara infiammazione provocata dal Covid”

Il direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso dell'ospedale napoletano, Vincenzo Tipo, dichiara: "Nella seconda ondata del virus abbiamo avuto un numero maggiore di piccoli pazienti colpiti da questa nuova patologia"

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
5 Gennaio 2021
in Cronaca, Napoli
Il direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso del Santobono, Vincenzo Tipo

Il direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso del Santobono, Vincenzo Tipo

“Abbiamo sedici bambini ricoverati con la sindrome infiammatoria multisistemica. Purtroppo sono numeri importanti, perché questa infiammazione viene considerata una complicanza rara del Covid-19”. Due giorni dopo la storia a lieto fine della bambina di cinque anni salvata dalla Mis-C (acronimo derivato dal nome inglese della malattia), il direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso del Santobono Vincenzo Tipo lancia l’allarme per l’elevato numero di piccoli pazienti affetti da una patologia subdola, come il virus che la provoca, per la cura della quale è stata applicata una nuova terapia, con un farmaco usato nella formula tecnicamente chiamata off label.  

Dottor Tipo, cos’è la sindrome infiammatoria multisistemica?
“È una patologia completamente nuova, che fino a qualche mese fa non esisteva. Essendo stata scoperta con il Covid-19 la stiamo studiando adesso, non solo a Napoli, ma in tutto il resto del mondo. È, dunque, una complicanza del Covid, evidente soprattutto in età pediatrica, ma da qualche mese è stata riscontrata anche in alcuni adulti. I bambini che contraggono il Covid spesso sono asintomatici o paucisintomatici, cioè con sintomi molto lievi, e quando si negativizzano riprendono una vita normale. Improvvisamente, però, può comparire una sintomatologia molto più importante della prima, spesso caratterizzata da febbre alta, dolori addominali o in tutte le parti del corpo. In questi casi, bisogna necessariamente rivolgersi al medico curante o all’ospedale. Molto spesso la diagnosi, erroneamente, è quella dell’appendicite, come nel caso specifico della bambina di cinque anni. La patologia è legata, quindi, a un malfunzionamento del sistema immunitario che, invece di limitare la sua azione, attiva a cascata le citochine, mediatori dell’infiammazione, che non vengono ‘spente’ al momento opportuno. Questo può provocare danni seri, con compromissioni multiorgano che interessano il rene, il cuore, il pancreas o il fegato”.  

Normalmente come viene curata?
“Essendo una malattia infiammatoria, abbiamo ricavato la terapia da ciò che già conosciamo: un trattamento iniziale con le cure tradizionali, in cui usiamo il cortisone e le immunoglobuline, oppure, quando non otteniamo i risultati sperati, con farmaci biologici. Per i bambini, quindi, adoperiamo un farmaco con caratteristiche molto simili al Tocilizumab, quello della cosiddetta cura Ascierto”   

È grazie a quest’ultima cura sperimentale che avete salvato la bambina?
“Non è una cura sperimentale, ma è un farmaco usato nella formula che tecnicamente chiamiamo off label: pur essendo utilizzato principalmente per le patologie autorizzate dagli enti predisposti, può essere anche impiegato come terapia di salvataggio in altre malattie non previste, ma su cui esistono evidenze scientifiche di efficacia. Nel nostro caso, l’uso abituale è per le malattie reumatiche con sintomi infiammatori sistemici gravi, ma noi lo abbiamo impiegato in un quadro simile al Tocilizumab. Lo abbiamo usato con un dosaggio abbastanza elevato e, alla fine, ci ha dato una buona risposta. Gradualmente, quindi, la bambina ha reagito a questa terapia ed è migliorata fino a stare bene. È un farmaco che noi chiamiamo di terza linea. Per intenderci, nella maggior parte dei casi, le terapie convenzionali con il cortisone o le immunoglobuline hanno risposto bene per la cura della sindrome infiammatoria multisistemica, ma quando non c’è stato riscontro abbiamo utilizzato un altro farmaco, che in queste situazioni è definito, quindi, di terza linea”.

Quanti bambini sono ricoverati al Santobono con questa malattia?
“Come accennavo, ne abbiamo sedici che hanno questo tipo di infiammazione. Questa malattia viene considerata una complicanza rara del Covid-19, quindi sono numeri abbastanza importanti. Quasi tutti sono in cura con la terapia classica, in pochi hanno dovuto far ricorso a quella non convenzionale. C’è da considerare, inoltre, che nella seconda ondata del virus abbiamo avuto un numero maggiore di bambini colpiti dal Coronavirus e da questa nuova patologia che ne deriva. Come se non bastasse, parlando con alcuni colleghi, ho sentito che anche qualche adulto è stato colpito da una malattia simile. Non bisogna, dunque, abbassare la guardia nei confronti del Covid. L’unico modo per uscirne è il vaccino, perché ogni giorno troviamo qualcosa di nuovo e le complicanze sono imprevedibili. Io mi sono vaccinato oggi”.

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Tags: Vincenzo Tipo
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