La strada per la formazione di nuova maggioranza si incammina verso un governo guidato da Mario Draghi. Questo è quanto annunciato pochi minuti fa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo che si è concluso in un nulla di fatto il mandato esplorativo a Roberto Fico. Il capo dello Stato ha ravvisato la non praticabilità di indire nuove elezioni in un momento così delicato per la vita del Paese, nel pieno di una delicata campagna vaccinale e con il piano per l’impiego dei soldi del Recovery Fund da presentare entro aprile a Bruxelles. A sciogliere il nodo del nome del probabile successore di Conte è stato, pochi minuti dopo la fine dell’intervento di Mattarella, il portavoce Giovanni Grasso, che ha comunicato che il presidente della Repubblica ha convocato Mario Draghi al Quirinale per domani mattina alle 12. “Ringrazio il presidente della Camera dei deputati per l’espletamento impegnato, serio e imparziale del mandato esplorativo che gli avevo affidato – ha detto Mattarella durante il suo intervento -. Dalle consultazioni al Quirinale era emersa come unica possibilità di governo a base politica quella della maggioranza che sosteneva il governo precedente, la verifica della sua concreta realizzazione ha dato esito negativo”.
Il capo dello Stato ha poi esposto le opzioni percorribili in questo momento: “Vi sono adesso due strade tra loro alternative: dare immediatamente vita a un nuovo governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti: sanitaria sociale, economico-finanziare, o quella di immediate elezioni anticipate. Questa seconda strada va attentamente considerata, perché le lezioni rappresentano un esercizio di democrazia. Di fronte a questa ipotesi ho il dovere di porre in evidenza alcune circostanze che oggi devono far riflettere sulla opportunità di questa soluzione. Ho il dovere di sottolineare come il lungo periodo di campagna elettorale e la conseguente riduzione dell’attività di governo coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia”.
Il presidente ha poi elencato le varie sfide aperte per il Paese da qui ai prossimi mesi: “Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. Questo richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni, per adottare i provvedimenti necessari e non un governo con attività ridotta al minimo, com’è inevitabile in campagna elettorale. Lo stesso vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento tra lo Stato e le regioni. Sul versante sociale, tra l’altro, a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti, e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociali adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale. Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione europea il piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impiegati presto e prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione”.
A fronte di questa situazione, Sergio Mattarella ha quindi manifestato la volontà di conferire un nuovo incarico di governo a una figura di alto profilo: “Avverto pertanto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in parlamento, perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica“.
Come prevedibile, le reazioni dei vari leader politici alla decisione di Mattarella sono state di molteplice natura. Il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, si è detto pronto a lavorare per il bene dell’Italia: “Abbiamo fatto davvero di tutto per ricostruire una maggioranza, in un momento difficile. Il presidente Mattarella, che ringraziamo, con la sua iniziativa ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di Governo. Da domani saremo pronti al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese”. Un’apertura al governo Draghi traspare anche dal commento del segretario di Italia Viva Matteo Renzi: “Abbiamo ascoltato le sagge parole del Presidente della Repubblica Mattarella: ancora una volta ci riconosciamo nella sua guida. E agiremo di conseguenza”
Sugli scudi, invece, Giorgia Meloni, che aveva spinto per un ritorno veloce alle urne: “Non penso che la soluzione ai gravi problemi sanitari, economici e sociali della Nazione sia l’ennesimo governo nato nei laboratori del palazzo e in mano al Pd e a Renzi. In una democrazia avanzata, i cittadini, attraverso il voto, sono padroni del proprio destino. Anche quando la situazione è difficile. Soprattutto quando la situazione è difficile – ha commentato la leader di Fratelli d’Italia -. Il presidente valuta più opportuno rischiare un governo che per due anni avrà molte difficoltà a trovare soluzioni efficaci per gli italiani. Noi, invece, pensiamo sia decisamente meglio dare la possibilità agli italiani di votare, per avere una maggioranza coesa e forte che possa governare cinque anni e dare all’Italia le risposte coraggiose di cui ha bisogno. Nel centrodestra ci confronteremo, ma all’appello del presidente rispondiamo che, in ogni caso, anche dall’opposizione ci sarà sempre la disponibilità di Fratelli d’Italia a lavorare per il bene della Nazione”.
Roberto Fico in serata era salito al Quirinale per riferire a Mattarella del fallimento delle trattative per la formazione di una nuova maggioranza. Dopo essere stato a colloquio col capo dello Stato, il presidente della Camera aveva rilasciato una breve dichiarazione, annunciando la fine del proprio mandato esplorativo: “Si conclude oggi il mandato esplorativo che il presidente della Repubblica mi ha affidato. A seguito di un giro di consultazioni a partire dalle forze politiche che sostenevano il precedente governo, ho promosso l’avvio di un confronto su temi e punti programmatici tra le medesime forze politiche. Allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho registrato la unanime disponibilità di dare vita a una maggioranza”. A far saltare il tavolo definitivamente sarebbe stato un mancato punto d’incontro al vertice di oggi tra Matteo Renzi, Dario Franceschini, Roberto Speranza e Vito Crimi.
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