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Boom di femminicidi nel primo semestre del 2020: l’Italia non è un Paese per donne

Il rapporto pubblicato dall'Istat offre la preoccupante fotografia di una nazione in cui le disparità e la violenza di genere sono sempre più evidenti e accentuate

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
6 Febbraio 2021
in Cronaca

L’Italia non è un Paese sicuro per le donne. Il dato, inconfutabile, viene tristemente delineato dall’ultimo rapporto pubblicato dall’Istat: durante il primo semestre del 2020, soprattutto a causa delle misure di lockdown che hanno comportato una limitazione della libertà personale e la convivenza forzata con i propri nuclei familiari, si è registrato un aumento considerevole della percentuale di femminicidi. Durante i primi sei mesi dell’anno appena trascorso, infatti, quasi la metà delle vittime degli omicidi registrati sono state donne, ben il 45%, dieci punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2019, quando erano solamente il 35%. Il picco negativo più alto è stato raggiunto proprio nei mesi tra marzo e aprile, nel pieno del lockdown, quando una vittima su due era proprio una donna. Se da un lato diminuisce il numero di omicidi in termini assoluti, dall’altro aumentano quelli consumati all’interno della sfera familiare: non è un caso se il 90% dei femminicidi si consumi nel silenzio assordante delle mura domestiche o avvenga per mano di familiari e di conoscenti, persone dunque appartenenti alla sfera relazionale della vittima. Nel 61% dei casi a commettere l’uccisione di una donna è il suo compagno o il suo ex partner. Inoltre, quasi l’84% dei delitti consumatisi ai danni delle donne sono stati proprio commessi da uomini violenti.

La fotografia che emerge dai dati Istat ci consegna un quadro fortemente preoccupante di un 2020 che è stato tragico sotto ogni punto di vista per l’universo femminile, sia per quel che riguarda nello specifico i casi di violenza di genere, sempre più frequenti, sia sotto il profilo più generale delle disparità di genere, rese evidenti in un Paese che vede le donne sempre più relegate a posizioni marginali nel lavoro e nella società. Secondo il rapporto pubblicato dall’Istat che analizza i dati complessivi, la disparità tra uomini e donne assume caratteristiche anche di natura geografica e territoriale. Il maggior numero di discriminazioni e di femminicidi si registrano infatti nelle Isole, seguite dalle regioni del Nord Italia. Le regioni con un tasso maggiore di femminicidi sono Sicilia, Sardegna, Liguria, Emilia Romagna e Abruzzo, mentre nelle regioni del Sud Italia come Campania, Puglia e Calabria le uccisioni che vedono come vittime le donne vengono consumate in larga parte in ambito familiare.

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