Nella Terra dei Fuochi ci si ammala di più: i risultati dello studio dell’Istituto superiore di sanità
Nei 38 Comuni del circondario di Napoli Nord, il 37% della popolazione vive a cento metri da uno o più siti di sversamento di rifiuti. Nei territori più colpiti si evidenzia un'incidenza maggiore di malformazioni congenite, tumori alla mammella, leucemie, parti prematuri e asma
Si muore e ci si ammala più facilmente nella nella Terra dei Fuochi. Un dato che, forse, in molti davano già per acquisito, ma che oggi trova conferma nei risultati delle analisi che, a partire dal 2016, sono state portate avanti grazie alla collaborazione tra la Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli Nord e l’Istituto superiore di sanità. Il rapporto conclusivo pubblicato questa mattina è il punto d’arrivo di un accordo di collaborazione che ha permesso, tramite lo scambio costante di dati e informazioni, di monitorare gli eccessi di mortalità, l’incidenza di tumori e malattie connesse all’esposizione ad agenti inquinanti nelle popolazioni residenti nei 38 Comuni del circondario di Napoli Nord. Il territorio preso in esame ha una superficie totale di 426 chilometri quadrati e, secondo quanto emerge dal report, è interessato dalla presenza di 2.767 siti di smaltimento controllato o abusivo di rifiuti, anche pericolosi, in 653 dei quali risultano avere luogo anche combustioni illegali.
Tra i residenti dei Comuni oggetto di studio, si è stimato che 354.845 abitanti, circa il 37% di tutta la popolazione, risiedano entro cento metri da almeno un sito, spesso da più di uno, e questo determini una molteplicità di fonti di esposizione pericolose. Una densità di sorgenti di emissioni e rilasci di composti chimici pericolosi per la salute umana che il documento definisce elevatissima. La mappa allegata al rapporto mostra come, seppure il fenomeno sembri essere diffuso nell’intera area, le popolazioni residenti in alcuni Comuni siano esposti a un rischio maggiore di esposizione ai contaminanti emessi o rilasciati da siti di smaltimento di rifiuti. Dalle analisi sull’andamento del rischio sanitario in funzione dei valori dell’indicatore di rischio da rifiuti stimato per ogni Comune (Irc) all’interno dell’area indagata, è emerso un maggior rischio per alcune patologie nei comuni maggiormente impattati da siti di rifiuti. Questi i principali dati raccolti:
La mortalità e l’incidenza per tumore della mammella è significativamente maggiore tra le donne dei Comuni inclusi nella terza e quarta classe dell’indicatore di esposizione a rifiuti (livello di rischio da rifiuti maggiore) rispetto ai Comuni della prima classe, meno impattati dai rifiuti;
L’ospedalizzazione per asma nella popolazione generale è significativamente più elevata, sia negli uomini sia nelle donne, nei Comuni maggiormente impattati dai rifiuti (terza e quarta classe dell’indicatore comunale di esposizione a rifiuti);
La prevalenza dei nati pretermine è significativamente più elevata nei Comuni della seconda, terza e quarta classe dell’indicatore, rispetto alla prima;
La prevalenza di malformazioni congenite (Mc), nel loro complesso, è significativamente più elevata nei Comuni della classe 4 dell’indicatore Irc (più impattati da rifiuti), rispetto alla prima. Nei Comuni della classe 4 di Irc è maggiore anche la prevalenza delle Mc dell’apparato urinario;
Nella popolazione della classe di età tra 0 e 19 anni, l’incidenza di leucemie e i ricoverati per asma aumentano significativamente passando dai Comuni della classe 1 a quelli delle classi successive di Irc, con il rischio maggiore nei Comuni della classe 4 (la più impattata dai rifiuti).
“Questi risultati, evidenziano nel complesso un possibile ruolo causale e o concausale dei siti dirifiuti, in particolare quelli incontrollati e illegali di rifiuti pericolosi, comprese le combustioni,nell’insorgenza di queste malattie – si legge nel documento -. Aver focalizzato le analisi a specifiche patologie che riconoscono tra i fattori di rischio l’esposizione ai rifiuti e a contaminanti da essi rilasciati, le cosiddette patologie a priori, rende più confidenti nel possibile ruolo causale o concausale delle esposizioni in studio. Inoltre, il territorio indagato può ritenersi abbastanza omogeneo, in termini di accesso alle cure e di stato socio-economico delle popolazioni, per cui si può ragionevolmente ritenere che i risultati delle analisi di regressione per classi di comuni di Irc, condotte all’interno dell’area in studio, siano al netto di questi fattori. La raccolta e l’analisi dei dati sanitari delle diverse fonti informative accreditate disponibili ha permesso di fornire un quadro dello stato di salute nell’area in esame, evidenziando anche le situazioni locali che meritano specifiche attenzioni. Alcuni Comuni, infatti, presentano eccessi di specifiche patologie in termini di mortalità, ospedalizzazione, incidenza dei tumori, prevalenza di malformazioni congenite e di nati pretermine o con basso peso. Per alcune patologie è stata evidenziata una correlazione con il rischio di esposizione a rifiuti”.
Un quadro drammatico che, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce a gran voce la necessità di interventi urgenti a tutela della salute pubblica e della salubrità della Terra di Lavoro: “I risultati dell’indagine, resa possibile dalla collaborazione con gli enti e le istituzioni regionali, seppure non conclusivi, evidenziano l’urgenza di specifici interventi: bloccare qualsiasi attività illecita e non controllata di smaltimento di rifiuti, bonificare i siti con rifiuti e le aree limitrofe che possono essere state interessate dai contaminanti rilasciati da questi siti; incentivare un ciclo virtuoso della gestione dei rifiuti, attualmente già attivo in alcune aree della Regione Campania; attivare un piano di sorveglianza epidemiologica permanente delle popolazioni; implementare interventi di sanità pubblica in termini di prevenzione-diagnosi-terapia e assistenza”.
“L’indagine ha evidenziato criticità relative all’impatto dei rifiuti sulla salute – afferma Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss -. Questo conferma la necessità di sviluppare un sistema di sorveglianza epidemiologica integrata con dati ambientali nell’intera area della regione Campania e in particolare nelle province di Napoli e Caserta, così come nelle altre aree contaminate del nostro Paese, in modo da individuare appropriati interventi di sanità pubblica, a partire da azioni di bonifica ambientale. Per tutte le azioni di prevenzione e bonifica, condivise con le autorità e le popolazioni coinvolte l’Istituto Superiore di Sanità è pronto a collaborare con le autorità e le istituzioni locali e regionali”.
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